L’Italia ha 4 supersatelliti che permettono di vedere di notte e attraverso le nubi con una risoluzione tale da poter fotografare nel dettaglio un oggetto di 40 cm. Nessun Paese al mondo ha a disposizione una tecnologia talmente avanzata, una volta tanto siamo i primi. L’ultima volta era successo nel 2006 e via di “poo po poppo po pooopo”.
La tecnologia del sistema SkyMed, per la realizzazione dei quattro satelliti é costata 1,137 miliardi di euro. Sono stati messi in orbita tra il 2007 e il 2010. Altri due entreranno in funzione nel 2015 ad un prezzo di altri 555 milioni di euro. Le spese ricadono sulla Difesa, sul ministero delle Attività produttive e su quello dell’Istruzione e Ricerca. Il progetto, nato come Finmeccanica e poi trasferito alla joint venture italo-francese Alenia Thales Space.
I supersatelliti sono stati voluti dal Ministro La Russa: cosa vedano, chi vedano e perché lo facciano non lo sa nessuno. La loro gestione é affidata al nuovo servizio segreto italiano, il RIS (non i carabinieri del telefilm), che agisce senza alcun controllo statale.
Gianluca Di Feo, giornalista d’inchiesta della Repubblica definisce così SkyMed: “É la spia perfetta che vede tutto e nessuno la controlla”.
Wikileaks titolava: “l’Italia ha il sistema di videosorveglianza militare più avanzato al mondo, loro possono vedere oggetti di 40 cm, bucando temporali, uragani, tempeste di sabbia e interferenze magnetiche”
Una simile tecnologia potrebbe essere utilizzata ad esempio per scrutare e individuare gli scafisti libici, in procinto di salpare verso l’Italia. I generali del RIS però li impiegano per altri scopi, per non meglio definite e alquanto misteriose “finalità strategiche e tattiche, sia di ordine militare che civile”. Neanche i nostri servizi segreti di Stato sanno precisamente come venga utilizzato SkyMed. Tutte le informazioni stanno nella mano della Difesa e nel suo braccio destro, il RIS.
Sappiamo solo che sono stati utilizzati per monitorare il sisma in Abruzzo ed a Haiti, il maremoto in Giappone e per quantificare l’espansione della chiazza di petrolio della BP nel Golfo del Messico, attualmente scrutano Tripoli.
Le potenzialità del sistema sono enormi: le immagini possono servire per monitorare il traffico navale e terrestre oppure possono essere vendute a privati o enti, per rilievi geologici o per progettare infrastrutture. E nel futuro prossimo potranno fare ancora di più: i due nuovi satelliti saranno in grado di guardare parzialmente sotto il terreno, aprendo prospettive nuove alla ricerca petrolifera ma anche agli studi archeologici. Militarmente poi, le applicazioni sono pressoché infinite.
Una domanda sorge spontanea: ma voi mettereste mai un simile potere in mano a La Russa?


Pubblicato il 30 giugno 2011
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