Unicredit, Eni e STM fuori dagli indici etici del Dow Jones

La revisione del paniere del Dow Jones Sustainability Index ha riservato molte sorprese alle aziende italiane. Cinque, nel dettaglio, sono state estromesse oppure declassate pesantemente e questo fatto suggerisce che le grandi imprese italiane vengono considerate poco sostenibili a livello di economia e finanza globali.

L’indice Djsi è uno dei più coerenti e seguiti per quanto riguarda la sostenibilità degli investimenti, quindi esserne parte è considerato un pregio, nonché una felice prospettiva economica. L’ultima revisione del Dow Jones Sustainibility Index è stata diffusa nei giorni scorsi e ha dimostrato l’uscita di ben tre super imprese del nostro paese. Si tratta di Eni, Di Unicredit e di STMicroelectronics, le quali sono state totalmente rimosse dall’indice. Al contempo, due altri giganti del Bel Paese quali Leonardo-Finmeccanica e Terna hanno sensibilmente ridotto la loro presenza. Il dado è tratto, perché a seguito dell’uscita o del ridimensionamento delle imprese italiane non ha fatto seguito nessuna new entry. L’indice ha quindi rivelato che le aziende con il maggiore tasso sono Cisco, Royal Dutch Shell, Adobe, Wesfarmers, Reynolds American, Nissan, Bridgestone, Essilor Henkel ed E.On. Queste le aziende che dimostrano di possedere una buona sostenibilità in tema di investimenti a livello globale. Le imprese che sono state invece declassate o hanno lasciato l’indice parlano invece italiano, ma anche olandese con l’uscita del colosso Robeco e di altre imprese di spicco quali Samsung, Wpp e Bbva.

Gli economisti hanno dichiarato che l’uscita di Eni è una nota stonata, perché da anni l’impresa pone al centro della sua mission investimenti dal carattere ambientale, comunitario e votato alla sostenibilità, indici che sono altamente considerati dallo stesso Djsi. Eni è quindi uscita dall’indice ed è entrata la concorrente Rds, anch’essa impegnata nel settore gas e petrolio.

Secondo i portavoce Eni l’esclusione è stata volontaria da parte di Eni, che ha deciso di concentrarsi su indici che maggiormente rispecchiano il suo operato, quali ad esempio Ftse4Good e il Cdp. Sembra infatti che Eni non abbia volontariamente deciso di compilare il questionario inviato dall’indice che prevedeva la revisione dello stesso. Eni ha dichiarato di volersi concentrare sui parametri del carbon disclosure project che misura le emissioni di anidride carbonica e sul Ftse4Good, un indice ritenuto più omogeneo per quanto riguarda i parametri e i campioni. Prova ne sarebbe il beneplacito dato dall’indice di sostenibilità Dow Jones ad una piccola raffineria Thailandese, la quale non può certamente essere valutata al pari dei grandi colossi energetici operanti a livello internazionale.

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