Wall Street ai massimi, impennata del petrolio

A New York l’indice Dow Jones tocca il massimo storico giornaliero a quota 18.947 e l’S&P 500 il nuovo livello record intraday a 2.196. In rialzo anche il Nasdaq. Vola il petrolio, con il Wti in crescita di 1,8 dollari a quota 47,4 e il Brent di oltre 2 dollari a 48,9. Cresce nel frattempo l’attesa per la riunione dell’OPEC fissata per il prossimo 30 novembre a Vienna.

Wall Street record


Positiva Wall Street nell’ultima seduta, con l’indice Dow Jones che ha toccato il massimo storico intraday a 18.947,44. Livelli record giornalieri anche per l’S&P 500 a 2.196,88. In crescita anche il Nasdaq che aggiorna il suo massimo storico intraday a quota 5.363,82. È dunque piaciuto alla Borsa americana il piano per i primi 100 giorni svelato dal nuovo governo Trump. Nessuna costruzione del muro con il Messico e nemmeno l’abolizione dell’Obamacare nei primi mesi del mandato. Il nuovo presidente Usa lo ha annunciato in un video messaggio alla Nazione, incentrato in particolare sui temi del commercio e dell’immigrazione. Trump ha rivelato che emetterà una notifica per il ritiro dalla Trans-Pacific Partnership (Tpp), ovvero procederà all’annullamento dell’accordo commerciale con gli altri Paesi del Pacifico. Al suo posto saranno siglati una serie di accordi bilaterali. Sul tema immigrazione, Trump ha annunciato di volere indagare sugli abusi nei programmi per i visti, considerati troppo penalizzanti per i lavoratori statunitensi.

Petrolio in rialzo


Nelle ultime sedute continua la ripresa dei prezzi del petrolio. Il Wti è salito di 1,8 dollari a 47,49 e il Brent di oltre 2 dollari a 48,9. Cresce nel frattempo l’attesa per la riunione OPEC di fine novembre a Vienna. In base a quanto trapelato nelle scorse ore, l’Iraq annuncerà tre nuove proposte per provare a raggiungere una intesa sul taglio della produzione di greggio. Lo scorso fine settimana a Doha si sono incontrati, per un vertice informale, alcuni membri dell’OPEC, fra cui l’Arabia Saudita, e con la partecipazione anche della Russia, sebbene non faccia parte dell’organizzazione. A margine dell’incontro il ministro russo dell’Energia, Alexander Novak, si è detto ottimista in merito alla possibilità che i Paesi del cartello possano addivenire ad un accordo sui livelli di produzione del greggio, nel summit ufficiale di fine mese a Vienna. Il taglio a 32,5/33 milioni di barili al giorno sarà infatti discusso il 30 Novembre. Lo scoglio da superare riguarda in particolare l’Iran, non molto propensa ad accettare di congelare la produzione.

Ricordiamo che dal 2014 il prezzo del petrolio è crollato da 110 dollari agli attuali 47 dollari al barile.

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