Crisi Spagna amplia appesantisce le Borse e amplia il rischio sul debito

La crisi spagnola determinata dai contrasti tra Madrid e la Catalogna, rischia di complicare la tenuta del debito del Paese iberico e influenzare negativamente i mercati azionari. A conferma di ciò, si può dare uno sguardo a quanto accaduto nella seconda parte della scorsa settimana e, soprattutto, si può cercare di mettere le basi su quanto potrebbe accadere in ottica evolutiva.

Vediamo dunque quale è lo stato delle cose tra Madrid e Barcellona, e quali potrebbero essere le ripercussioni di breve e medio termine.

La risposta all’ultimatum di Madrid non convince

Il presidente della Catalogna Puigdemont ha risposto all’ultimatum del governo centrale con un riscontro che ha confermato le posizioni precedenti. Nella sua lettera Puigdemont ha infatti ripetuto che il 10 ottobre “il Parlamento catalano si è riunito per valutare il risultato del referendum del 1° ottobre ma non ha votato per l’indipendenza”, precisando poi che “se il governo procede all’attivazione dell’articolo 155 della Costituzione, con previa autorizzazione del Senato, … nonostante la nostra disponibilità a dialogare, il problema non è il nostro …. Se il governo statale persegue nel continuare la repressione, il Parlamento di Catalogna voterà la dichiarazione formale di indipendenza che non ha votato il 10 ottobre“.

Insomma, la lettera di Puigdemont sembra aver avuto come scopo (mal riuscito) quello di rilanciare nel campo avversare la prima mossa in questa delicata partita. Il leader catalano ha infatti accolto l’indipendenza ma l’ha immediatamente sospesa per evitare di metterla ai voti, ha voluto  aprire al dialogo ma non ha compiuto sostanziali gesti in tal senso. Una posizione che mette la Catalogna con le spalle al muro, e che chiosa tuttavia con l’annuncio del voto della dichiarazione formale di indipendenza nel caso in cui il governo statale attivi l’articolo 155.

La strada per le elezioni anticipate è più vicina?

Nel suo contenuto, la lettera di Puigdemont non produce un esplicito riferimento alla possibilità che possano essere chiamate in causa le elezioni anticipate. E proprio questo silenzio sembrava essere la “fortuna” relativa per la Catalogna, visto e considerato che il Governo di Madrid si era detto mercoledì scorso pronto a fermare l’attivazione dell’articolo 155 della Costituzione se fossero state indette al più presto le elezioni anticipate nella regione al fine di ripristinare un “ordine giuridico“.

Tuttavia, nelle ore successive il portavoce parlamentare per il partito catalano Esquerra Republicana ha confermato che il Presidente Puigdemont non intende convocare elezioni anticipate. Questo non vuol dire, come vedremo tra breve, che alle elezioni anticipate non si possa comunque arrivare, ma da una porta probabilmente meno gradita alla Catalogna.

La risposta di Rajoy e l’attivazione dell’art. 155

Ricevuta la lettera di Puigdemont, Mariano Rajoy ha formulato l’attesa e abbastanza prevedibile risposta, indicendo un consiglio dei ministri straordinario e proseguendo le consultazioni con PSOE e Ciudadanos per poter valutare i termini di intervento una volta attivato l’articolo 155. Il voto al Senato che segue dovrebbe essere una formalità dal momento che il PP ha la maggioranza.

Che cosa succederà a questo punto è abbastanza ignoto, anche se sembra abbastanza probabile che Madrid voglia prendere il controllo sulle autorità governative in Catalogna, e probabilmente anche con un’impronta economica e mediatica. La situazione potrebbe acuirsi maggiormente nel caso in cui – come sarà prevedibile – gli indipendentisti a quel punto alzeranno la posta formalizzando la dichiarazione di indipendenza.

Rimane come ultima chance quella di un passo indietro da parte catalana, con conseguente annuncio delle elezioni anticipate. Una chance che per il momento non sembra però realizzabile, e che servirebbe tuttavia a fermare il sostanziale commissariamento della Regione. Il rischio è pertanto che l’aleatorietà intorno alla Spagna possa crescere drasticamente nei prossimi giorni, influenzando listini e mercati europei.

Il rischio Spagna influenzerà la BCE?

Ad ogni modo, anche se il rischio Spagna crescerà nel corso dei prossimi giorni, difficilmente sarà in grado di influenzare le politiche monetarie della BCE, per le quali per il momento si guarda con particolare attenzione all’evoluzione delle tappe di preparazione al meeting quasi imminente.

Negli ultimi giorni un membro di rilievo come Nowotny ha dichiarato che l’istituto nella riunione di ottobre dovrà scegliere di stabilire quale sarà il futuro dell’EAPP e ha poi precisato che se vi sono degli argomenti ragionevoli a supporto di una riduzione graduale degli acquisti, contemporaneamente valutare di aspettare che l’inflazione tocchi stabilmente l’1,9 per cento per poter iniziare a normalizzare la politica monetaria sarebbe un errore. Qualche giorno prima un altro componente come Hansson si era detto personalmente favorevole ad una graduale riduzione degli acquisti.

Dal Giappone si attendono gli esiti delle votazioni

In queste ore si attendono gli esiti delle votazioni della tornata elettorale anticipata di ieri per il rinnovo della Camera bassa. Un evento importante, del quale vi abbiamo parlato più volte nel corso del passato, e che dovrebbe servire a rafforzare l’attuale coalizione di governo, confermando così Abe come primo ministro.

Sulla base dei sondaggi che potranno essere confermati o smentiti con gli esiti delle prossime ore, l’LDP potrebbe ottenere 281-301 seggi (su 475), dagli attuali 288 mentre Komeito, che è attuale alleato di governo dovrebbe avere tra i 30 e i 33 seggi (da 35). Tra gli altri partiti di maggiore rilievo, il Party of Hope, fondato il mese scorso dalla governatrice di Tokio, Y. Koike, avrebbe 42-45 seggi mentre il DPJ si fermerebbe tra 45 e 49 seggi.

Se i sondaggi risulteranno aver ragione, l’attuale coalizione di governo potrebbe raggiungere una maggioranza di due terzi della Camera e riconfermerà facilmente Abe come segretario dell’LDP e come primo ministro. Un rafforzamento che Abe potebbe dunque monetizzare nonostante una popolarità non certo elevata, ma comunque sempre più notevole di quanto avviene dall’altra parte, dove l’opposizione si è spaccata in seguito alla nascita del Party of Hope.

Le principali implicazioni di una conferma di Abe come primo ministro sono ben note a tutti gli analisti. Con un rafforzamento del premier cresce la probabilità del rialzo dell’imposta sui consumi da 8 per cento a 10 per cento a ottobre 2019, con effetti restrittivi sul 2020, ma meno ampi rispetto al rialzo precedente dato che circa metà delle entrate aggiuntive finanzierebbe spesa assistenziale. Ancora, diventa più probabile la riconferma di Kuroda alla guida della Bank of Japan, e dunque la prosecuzione di una politica monetaria piuttosto espansiva. Non si attendono invece grandi novità dalle riforme strutturali e costituzionali.

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