Draghi conferma tassi, acquisti e policy accomodante

Nessuna novità dall’ultima riunione della Banca Centrale Europea, ma solamente tante conferme: il Refi rimane a zero, il tasso sui depositi negativo a -0,4%, il programma di acquisti a 60 miliardi di euro al mese. E, il futuro, appare sempre più accomodante per la policy della Bce, con Draghi che mira a politiche soft e di sostegno, aprendo a prolungamenti o rafforzamenti del quantitative easing – se necessario – e respingendo al mittente qualsiasi atteggiamento da “falco”, che puntava, probabilmente, a inserire in discussione il tapering.

Nessuna sorpresa = buone nuove

L’assenza di sorprese non ha stupito i mercati, ma gli stessi mercati hanno comunque dimostrato di apprezzare adeguatamente le parole di Draghi, super-rassicuranti dopo il misunderstanding portoghese di Sintra.

Riassumendo: l’Eurotower ha lasciato invariati i tassi di interesse di riferimento, con il tasso principale allo 0%, quello sui depositi allo -0,4%, quello marginale a + 0,25%. Nessun riferimento è poi stato assunto circa le possibili variazioni sui tassi: la nota con la quale la Bce ha liquidato l’ultima riunione si è infatti limitata a ricordare che i tassi si manterranno su livelli pari a quelli attuali per un periodo di tempo definito “prolungato” e, comunque, “ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività”.

Ad essere confermato è anche il piano per il quantitative easing, con Francoforte che ribadisce il livello di acquisti per 60 miliardi di euro al mese fino alla fine dell’anno, “o oltre se necessario”, e in ogni caso finchè non si riscontrerà un nuovo allungamento, che secondo alcuni analisti poteva per la prima volta venire meno nel comunicato ufficiale, e che la Bce ha invece scelto di ribadire, sottolineando che è addirittura pronta ad ampliare il QE per entità o per durata, in caso di peggioramento dell’economia.

Draghi difende (ancora) la sua policy

Nella conferenza stampa successiva all’esito del meeting, Draghi ha ulteriormente difeso la politica della Bce, ricordando come la propria policy sia stata fondamentale per cercare di condurre l’Europa fuori dallo spettro della deflazione, e per poter conservare le condizioni finanziarie utili vissute in questi mesi. Di fatti – aggiunge Draghi – le nuove informazioni macroeconomiche confermano il rafforzamento della ripresa economica, ora diffusa a sempre più settori.

Contemporaneamente, Draghi ha dovuto ammettere in conferenza come non vi siano segnali forti sul fronte dell’inflazione. Il Consiglio, con un comunicato finale sottoscritto in modo unanime, si è dunque limitato a riconoscere che in autunno si dovrà parlare di modifiche alle politiche di stimoli della Bce, ma non ha voluto comunque dare delle scadenze precise.

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