Elezioni Olanda, rischio “sventato” per l’euro

Finalmente, dopo mesi di sorprese e di shock politici e finanziari, il corso della storia sembra percorrere una strada di maggiore prevedibilità. La settimana finanziaria che oggi si accinge a conclusione ci ha infatti dapprima offerto la scelta della Fed (come da attese) di incrementare i tassi di riferimento e, quindi, la vittoria antipopulista alle elezioni olandesi, primo dei tanti appuntamenti elettorali che interesseranno l’eurozona nel corso del 2017.

Come è andata in Olanda

In Olanda, infatti, i liberali di destra del Vvd di Mark Rutte hanno conquistato il 21,2% dei voti e 33 dei 150 seggi a disposizione nella Camera Bassa degli Stati Generali olandesi, contro il 13,1% dei populisti del Pvv, che si aggiudicano solamente 20 seggi, uno in più di quelli che sono stati conquistati dai democristiani del Cda con il 12,4%, e dei liberali progressisti del D66, con il 12,1%, che si aggiudicano ciascuno 19 seggi. Bene anche l’avanzata dei verdi del GroenLinks, che passano dal 2,3% al 9% del 2012, con passaggio da 4 a 14 seggi. Il partiti antirazzista Denk si ferma invece al 2,1%, entrando per la prima volta in Parlamento con 2 seggi.

L’Europa tira un sospiro di sollievo

Alla luce di quanto sopra, immediato è stato il sospiro di sollievo tirato da più parti. E non è certamente un caso che il primo a congratularsi con il premier sia stato Jean Claude Juncker, con il presidente della Commissione Europea che ha poi dichiarato alla stampa che si tratta di un voto “per l’Europa e contro gli estremisti”, compiendo poi un riferimento diretto a quanto avvenuto in tema Brexit e Trump lo scorso anno, e celebrando questa partecipazione elettorale come a una “festa della democrazia”.

Tra i primi a telefonare a Rutte per congratularsi è stato anche il presidente francese Francois Holland, che ha dichiarato che il successo elettorale del premier è una “chiara vittoria contro l’estremismo”, e che dimostra come “i valori dell’apertura, del rispetto per gli altri, a la fede nel futuro dell’ Europa sono l’unica vera risposta agli impulsi nazionalisti e agli isolazionismi che stanno scuotendo il mondo”.

Segnali da non sottovalutare

Naturalmente, quanto avvenuto in Olanda non è certo riassumibile nei soli dati di sintesi di cui sopra. I segnali che arrivano dal Paese sono piuttosto eterogenei, e se da una parte è vero che in Olanda c’è stata una vera e propria mobilitazione utile per poter scongiurare la vittoria degli xenofobi, e che pertanto gli elettori hanno preferito la stabilità dell’attuale premier (al terzo mandato) piuttosto che virate potenzialmente più pericolose, è anche vero che non tutti hanno potuto gioire da questa tornata elettorale.

Se il partito di Rutte può infatti dichiararsi vincitore da questa contesa, lo stesso non possono infatti dire i suoi principali alleati, con i social-democratici del Pvda che hanno pagato probabilmente anche la loro esposizione in chiave europea (Frans Timmermanns è il vice di Juncker, Jeroen Dijsselbloem è ministro delle finanze e presidente dell’ Eurogruppo). Questo si, un segnale da non sottovalutare…

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