Elezioni tedesche, non tutto è andato come da attese

Le elezioni politiche in Germania hanno confermato la vittoria dei cristiano democratici (CDU) guidati da Angela Merkel, ma hanno comunque riservato alcune sorprese non del tutto messe in preventivo. Se infatti la CDU di Merkel si è confermata il primo partito della Germania, ma con il 32,9% dei voti validi, è anche vero che il saldo rispetto alle elezioni del 2013 è fortemente negativo (41,5%) e che la prestazione conseguita è perfino peggiore alle proiezioni degli ultimi sondaggi, che attribuivano alla Cancelliera una fetta tra il 34% ed il 36% dei voti. Non è un caso che la stessa Merkel abbia prontamente riconosciuto che il risultato è stato peggiore di quanto potesse sperare.

Va male anche per SPD

Se la CDU non riesce a gioire, lo stesso si può dire per i social democratici SPD guidati da Schulz, che riescono ad arrivare a un mediocre 20,6% dei voti validi, in calo dal 25,7% del 2013, sebbene non così distanti dalle indicazioni dei sondaggi delle ultime settimane. Schulz, leader di SPD, ha dichiarato che un confronto politico in Germania è ora necessario e che sulla base di quanto avvenuto, è ritenibile più appropriato essere all’opposizione.

Pertanto, sia CDU che SPD escono sostanzialmente feriti dalle ultime elezioni, riportando quello che è stato il peggiore risultato in assoluto dal 1949: una bocciatura sonora, che rivela il fallimento della grande coalizione e il calo dei consensi per i partiti tradizionali, oramai visti come “troppo simili” agli occhi degli elettori, anche a causa del lungo periodo di alleanza.

Sale la AfD

Se i partiti tradizionali falliscono l’appuntamento con la tornata elettorale, a salire alla ribalta è la forza di estrema destra di Alternative für Deutschland, che ha guadagnato il 13% dei voti, facendo meglio rispetto a quanto indicato dai sondaggi. Con tale risultato, AfD è ora il terzo partito su scala nazionale, mentre nel 2013 non riuscì a superare la soglia di sbarramento del 5%: una bella differenza maturata in soli 4 anni, che consente – per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale – a un partito di estrema destra di entrare nel parlamento tedesco. Tra i ritorni in parlamento si segnala anche quello dei liberali di FDP (10,7% dei voti), mentre i Verdi avanzano di un punto (8,9%) e l’estrema sinistra di Die Linke cresce di circa mezzo punto (9,2%).

Più ampiamente, si noti come il voto abbia visto una partecipazione del 75,9% degli aventi diritto, ben sopra il 71,5% del 2013: considerato il balzo della destra radicale, è facile pensare che il “merito” di questa nuova attenzione sia proprio legato alla capacità dell’AfD di catturare elettori precedentemente scoraggiati.

Cosa succederà ora

A questo punto, gli analisti si domandano che cosa potrà accadere ora, fermo restando che la creazione di una nuova coalizione di governo non sarà affatto semplice e, probabilmente, sarà un processo lungo e dispendioso, che non passerà attraverso la replica di un accordo di larghe intense tra CDU-CSU e SPD, come nella legislatura uscente.

Lo scenario che sembra più probabile sulla base dell’esito del voto è la c.d. coalizione “Jamaica”, così chiamata facendo riferimento ai colori dei simboli dei partiti che ve ne farebbero parte: CDU (neri), FDP(gialli), Verdi. Anche in questo caso, però, trovare un accordo non sarà affatto facile…

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