Euro in salita, cresce ottimismo su dati tedeschi e previsioni BCE

L’euro si è recentemente rafforzato nei confronti del dollaro, risalendo sopra quota 1,18 EUR/USD. Le determinanti di un simile andamento, che potrebbe proseguire anche domani, non sono certo irrintracciabili: la valuta unica europea sembra infatti essere ben sostenuta sia dall’ottimo IFO tedesco (è risultato migliore delle previsioni degli analisti, segnando un nuovo massimo storico), sia dall’attesa per la riunione BCE in programma per oggi.

La riunione BCE

Salvo sorprese negative, nel meeting in programma per oggi la BCE annuncerà l’avvio della riduzione degli acquisti, probabilmente con decorrenza da gennaio, e per un quantitativo che dai 60 miliardi di euro attuali potrebbe scendere a 30-40 miliardi di euro al mese, per una durata di sei mesi, prendendosi così del tempo utile per poter valutare con la dovuta cautela i passi successivi verso la chiusura definitiva del piano.

Se così fosse, è intuibile che l’annuncio ufficiale dell’avvio del processo di normalizzazione della politica monetaria possa favorire un ulteriore rafforzamento dell’euro, che tuttavia dovrebbe essere contenuto e di breve durata, valutato che il mercato ha in buona parte già scontato un simile esito, e sia perché la BCE ribadirà a margine del meeting che la normalizzazione sarà molto graduale. A questo fine, ci attendiamo che – confermando la propria retorica comunicativa – Draghi affermi che il processo sarà reversibile, se necessario, e che i tassi rimarranno fermi “ben oltre” la fine degli acquisti (il che, pertanto, indurrebbe a pensare a un rialzo tassi solo nel 2019).

Forza limitata per il dollaro

Contemporaneamente, il dollaro risaliva in corrispondenza dei massimi di lunedì e martedì, spinto principalmente dai dati positivi legati agli ordini di beni durevoli e alle vendite di case, che sono risultati essere migliori delle attese dei principali analisti, e dall’ulteriore salita dei rendimenti sia a breve che a lunga.

Tuttavia, la forza della valuta verde ha dimostrato essere piuttosto limitata, visto che da questi massimi ha poi ritracciato, annullando integralmente il recupero messo a segno in avvio di settimana. Hanno dunque intuibilmente prevalso le prese di profitto in un clima di attesa sia per la nomina del successore di Yellen (o per la riconferma della stessa) sia di maggiori dettagli in merito alla riforma fiscale.

Anche per il dollaro, comunque, il focus non potrà che essere la riunione odierna della BCE, per cui il dollaro dovrebbe muoversi di riflesso all’euro. Superato questo frangente, le attenzioni si sposteranno sul rialzo dei tassi Fed di dicembre e sull’annuncio del piano di stimolo fiscale, che dovrebbero favorire un rafforzamento della valuta statunitense.

Sterlina, focus ancora sulla Brexit

La sterlina è rimbalzata sia contro dollaro che contro euro, sostenuta dai dati di Pil, che hanno sorpreso gli analisti in maniera positiva, denotando una lieve accelerazione nel corso del terzo trimestre da 0,3% a 0,4% su base trimestrale, contro attese per una stabilizzazione a 0,3%. Il dato è stato interpretato dagli osservatori in maniera molto favorevole, aumentando la probabilità che la Bank of England faccia un primo rialzo dei tassi alla prossima riunione del 2 novembre, sebbene non sia certamente sufficiente per poter assicurare che la crescita economica complessiva del 2017 raggiunga l’1,7% che era stato preventivato dalla BoE nell’Inflation Report di agosto (per poter conseguire questo target si dovrebbe infatti riscontrare un’accelerazione a 0,9% nel 4° trimestre, con una previsione che almeno per il momento appare essere molto difficile da rispettare).

Nelle sue dichiarazioni anche in tal proposito, il ministro preposto a Brexit David Davis in audizione al parlamento ha dichiarato di attendersi che le linee guida per il periodo di transizione possano essere pronte già per il mese di dicembre, aggiungendo di puntare al raggiungimento di un accordo di libero scambio con l’Unione Europea prima del mese di marzo 2019, sebbene la ratifica potrebbe avvenire successivamente.

Davis ha inoltre dichiarato che nell’eventualità di un’uscita senza accordo, il Regno Unito potrebbe non effettuare alcun pagamento a favore dell’Unione, pur lasciando intendere di preferire che si raggiunga un accordo. Infine, il ministro ha aggiunto di ritenere che l’intesa sui termini dell’uscita possa essere stipulata simultaneamente all’accordo sul futuro assetto delle relazioni commerciali, per un’ipotesi che tuttavia è in contrasto con la posizione ufficiale dell’Unione Europea.

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