Fed, poche ore all’annuncio del nuovo presidente: chi vincerà nella corsa a tre?

Mancano poche ore all’annuncio del nuovo presidente della Federal Reserve. Donald Trump dovrebbe infatti “presentare” il nominativo che succederà alla Yellen prima della sua partenza in Asia (3 novembre) e… l’attesa è crescente, visto e considerato che i tre candidati favoriti hanno più o meno le stesse probabilità di successo.

A proposito: chi sono? E chi potrebbe averla vinta?

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Yellen

Cominciamo da una “vecchia” conoscenza, Janet Yellen, attuale presidente della Federal Reserve. Sebbene i tre candidati superstiti abbiano più o meno le stesse opportunità di farcela, probabilmente la Yellen ha qualche centesimo di punto in più rispetto agli altri e, dunque, potrebbe essere il candidato preferito di Trump, nonostante le critiche che il presidente dell’amministrazione repubblicana ha prodotto nei suoi confronti prima di ricoprire l’attuale ruolo.

Appare chiaro come la scelta della conferma di Yellen sia il top per continuità e per equilibrio nella determinazione dei tassi e nella rimozione dello stimolo. Trump ha d’altronde sempre dichiarato di essere favorevole a regimi di bassi tassi di interesse e l’opzione Yellen potrebbe essere quella altresì gradita ai mercati, che a Yellen riconoscono evidentemente prudenza, cautela, professionalità e capacità di leadership.

È anche vero che l’opzione Yellen potrebbe essere in grado di scontentare buona parte dei repubblicani (e non solo). La figura della attuale presidente della Fed è infatti ricollegata al periodo Obama e, soprattutto, una sua conferma potrebbe essere vista come un atteggiamento passivo da parte del Presidente Trump, in una fase in cui il nuovo regime repubblicano può finalmente lasciare il segno.

Insomma, la scelta di Yellen potrebbe apportare molti benefici, ma potrebbe essere vista come un controsenso rispetto alle promesse elettorali di Trump, che si era detto contrario con la volontà di forte regolamentazione del settore bancario che invece è propria di Yellen.

Powell

Se Yellen è (di poco) la favorita in questa corsa, al secondo posto arriva Powell: già membro del board da cinque anni (il suo mandato scadrà nel 2028), Powell è esperto giurista, ha lavorato per il Carlyle Group, è stato sottosegretario del Tesoro durante la presidenza G.W. Bush.

Si tratta dunque di un candidato esperto, che potrebbe avere la meglio grazie alla sua figura “intermedia” tra Yellen e il candidato di cui sotto: le sue posizioni sulla regolamentazione bancaria sono moderate, e potrebbe fornire comunque una discreta garanzia di continuità con la politica di prudente rimozione dello stimolo monetario, ma senza appiattirsi sulle posizioni di Yellen. È inoltre relativamente “giovane” (ha 64 anni, 7 in meno di Yellen) ma… non è certo un candidato privo di “pecche”.

In particolare, così come avverrebbe con la nomina di Yellen, la scelta di Powell verrebbe valutata come un cambiamento troppo timido rispetto al passato da parte dei repubblicani, e la sua formazione è anomala rispetto alla tradizione, che vede il Presidente della Fed generalmente con un Ph. D. in economia.

Insomma, Powell è sì un candidato esperto, ma potrebbe non essere accreditato di quelle competenze che vengono ritenute molto importanti nella gestione delle fasi più difficili, come quelle delle svolte cicliche o delle crisi finanziarie.

Taylor

Chiudiamo questo terzetto di potenziali candidati con Taylor, che probabilmente potrebbe essere il candidato in grado di rappresentare la “vera” alternativa a Yellen, visto e considerato che è l’operazione che potrebbe dare un forte segno di discontinuità e di impronta repubblicana alla Federal Reserve. Nelle ultime ore le quotazioni che gli analisti stanno dando per Taylor sono calate, ma non si escludono sorprese.

Taylor è professore di economia a Stanford University, è stato sottosegretario del Tesoro durante la presidenza G. W. Bush, ed è colui a cui può essere attribuita la “regola di Taylor”, una relazione che lega la determinazione dei tassi alla distanza di inflazione e risorse inutilizzate dai livelli di lungo termine.

Tornando al significativo di “novità” politica che potrebbe rivestire Taylor, ricordiamo come il professore in passato abbia più volte esplicitatamene criticato la Federal Reserve per un eccesso di flessibilità. Guai però a pensare che la sua nomina possa essere interpretata necessariamente come una svolta fortemente hawkish: nelle ultime occasioni infatti Taylor ha “piegato” le proprie opinioni su posizioni più soft, indicando ad esempio che è necessaria maggiore gradualità nell’aggiustamento dei tassi verso i livelli di lungo termine e che probabilmente non modificherebbe in modo significativo il sentiero previsto ora per i tassi, anche se in linea teorica rimane un sostenitore di un approccio più vincolato dalle regole rispetto a Yellen.

Chi vincerà?

Le tre scelte potrebbero apportare delle conseguenze piuttosto sensibili in ambito politico. Se infatti la scelta di Yellen è quella più conservativa, quella di Powell è intermedia e quella di Taylor è in discontinuità, non ci stupiremmo se a prevalere potesse essere proprio quest’ultimo, che negli ultimi giorni ha peraltro lanciato qualche occhiata di intesa all’amministrazione, esprimendo opinioni sulla politica economica e sullo scenario americano in linea con quelle di Trump.

Attenzione anche al ruolo del vice presidente. Yellen probabilmente non accetterà un ruolo di “vice” e darà le sue dimissioni dal board qualora non venisse nuovamente nominata come presidente, mentre Powell potrebbe accettare il ruolo di vice Taylor.

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