Cosa è un’IPO?

Ne avete probabilmente sentito parlare in occasione dello sbarco in Borsa di qualche società ma… siete sicuri di conoscere “esattamente” cosa sia un’IPO, e come avviene questo processo di quotazione? Cerchiamo di introdurlo con qualche spiegazione semplice ed esaustiva, che vi permetterà di non rimanere con uno sguardo interrogativo nella prossima occasione in cui avrete modo di leggere questo acronimo!

Definizione IPO

Cominciamo con una breve definizione. IPO è infatti l’acronimo di Initial Public Offering (ovvero, offerta pubblica iniziale) ed è dunque la rappresentazione sintetica del momento in cui una società decide di quotarsi sui mercati regolamentati, offrendo per la prima volta le proprie azioni. Tecnicamente, l’IPO può avvenire attraverso… altri due acronimi: OPS (offerta pubblica di sottoscrizione), che configura il caso in cui la società decida di quotarsi attraverso un incremento di capitale (cioè, emettendo nuove azioni) o OPV (offerta pubblica di vendita), che configura il caso in cui la società decida di quotarsi vendendo una parte delle sue azioni al mercato (pertanto, la parte che diventerà “flottante”). Esiste in realtà anche un’altra forma, ma molto meno comune, relativa a un’integrazione delle due tipologie di offerta di cui sopra (OPVS, ovvero offerta pubblica di vendita e di sottoscrizione).

Per quanto intuibile, dalla scelta della forma tecnica di IPO dipenderanno delle conseguenze non certo irrilevanti per la strategia societaria. Nel caso in cui si decida per optare per un’OPS, l’operazione verrà effettuata attraverso il già ricordato aumento di capitale, e l’azienda otterrà nuovi flussi di cassa. Nel caso in cui si decida per optare per un’OPV, l’introito derivante dalla vendita delle azioni non finirà nelle casse della società, ma in quelle dei proprietari che hanno scelto di cedere al mercato le proprie quote . Chiaro, no?

Perchè una società ricorre a un’IPO

Numerose possono essere le motivazioni che spingono una società a quotarsi in Borsa. Ed è ben difficile cercare di comprendere quale possa essere la determinante prioritaria, rispetto alle altre, che induce un management a virare verso i mercati regolamentati.

Al fine di compiere una breve panoramica sulle cause più ricorrenti, possiamo certamente citare un gruppo di motivazioni di natura finanziaria: quotarsi in Borsa permette infatti di accedere più facilmente al capitale di rischio, evitando così di gonfiare ulteriormente l’indebitamento verso terzi. Dunque, come molti di voi avranno già pensato, è vero: quotarsi in Borsa è spesso ricondotto alla principale volontà della società di poter supportare i propri piani di sviluppo mediante fonti di capitale di rischio, e non di debito.

Naturalmente, non è solo quella di cui sopra l’unica causa che potrebbe far propendere il management verso i mercati azionari. Tra le varie motivazioni possiamo ad esempio citare qualche ragione di natura fiscale (gli incentivi che derivano dal processo di quotazione), o ancora quelli strategici sotto il profilo prettamente motivazionale (incentivare il management e i dipendenti mediante piani di stock option e di partecipazione al capitale azionario, che legheranno il loro valore alle prestazioni aziendali). Ancora, è possibile ricordare come la società può decidere di quotarsi quale operazione “ponte” verso altre iniziative (potrebbe rendere più semplici le fusioni e le acquisizioni) o ancora per poter favorire l’ingresso nel capitale di investitori istituzionali. Da non sottovalutare, infine, il fatto che – di norma – una società quotata è meglio vista dal mercato rispetto a una non quotata: merito, ma non solo, dei flussi informativi che si rendono obbligatori per poter rimanere sui mercati regolamentati, rispetto alla maggiore opacità che invece contraddistingue le società che non sono quotate.

Come si arriva in Borsa

Le fasi che conducono una società non quotata all’interno dei mercati regolamentati di Borsa sono numerose e non ben sintetizzabili (ne parleremo in un altro approfondimento dedicato a questo tema). Tuttavia, possiamo soffermarci almeno sulla fase di formazione del prezzo dell’IPO, visto e considerato che da questo momento dipende il successo o l’insuccesso dell’offerta pubblica iniziale, il cui buon esito è influenzato prevalentemente dal prezzo delle azioni che finiscono sul mercato. Se il prezzo è troppo elevato, e il mercato non ritiene che sia congruo, l’IPO finirà per essere un fallimento, e già nella prima giornata di quotazione le nuove azioni finiranno per il perdere terreno, su livelli che gli acquirenti ritengono appetibili; se invece il prezzo è “giusto”, è possibile che l’accoglimento possa essere positivo, e la domanda spingerà le quotazioni in rialzo fin dalle primissime battute.

Ora, stabilito ciò, possiamo entrare in un maggiore livello di tecnicismo ricordando che i metodi che vengono utilizzati più correntemente per il collocamento in Bosa sono il book building, l’asta e l’offerta a prezzo fisso. Delle tre metodologie sopra accennate, il book building è certamente quella più nota, e vede il buon esito della formazione del prezzo dalla buona attività esercitata dall’intermediario (più frequentemente, gli intermediari) che supporteranno la società nelle varie fasi che permetteranno alla stessa di arrivare al day-one sui mercati azionari.

Ne parleremo in un prossimo focus: continuate a seguirci!

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