In Italia migliora la fiducia delle famiglie

In Italia la fiducia dei consumatori è tornata a crescere nel corso del mese di dicembre, dopo la costante flessione riscontrata per tutto il 2016: il valore è così salito sopra quota 110 punti, a 111,1 punti, dopo essere rimasto stabile a 108,1 punti nel precedente mese di novembre. Come abbiamo avuto modo di rammentare, si tratta della prima inversione di tendenza da luglio, per l’accelerazione più significativa da ottobre dello scorso anno.

Un rimbalzo più forte delle attese

A conferma della bontà del rimbalzo ora conseguito, si tenga conto come il livello dell’indice ora raggiunto sia significativamente superiore alla media storica sia degli ultimi 5 anni (991, punti) e degli ultimi 10 anni (98,9 punti) oltre che maggiore della media di lungo termine (102,1 punti). A ribadire la qualità dell’accelerazione è anche il fatto che il miglioramento sarebbe diffuso a tutte le principali componenti in quanto riguarda sia le valutazioni delle famiglie sulla propria situazione economica (a 102,7 punti da 101,3 punti precedente) che il clima economico generale (a 133,8 punti da 127,6 punti), sia i giudizi correnti (a 106,2 punti da 103,7 punti) che le aspettative per il futuro (a 116,2 punti da 113,8 punti di novembre).

Migliora la visione sul lavoro e sul risparmio

A migliorare, per il secondo mese consecutivo, sono inoltre le aspettative sulla disoccupazione (a 20 punti da 28 punti precedente, per il migliore dato dallo scorso marzo). Le famiglie riportano (come già avvenuto nel corso del mese precedente) anche uno sviluppo positivo per la situazione economica personale, sia corrente che attesa, ma un lieve peggioramento del bilancio famigliare. Migliorano altresì anche le opportunità sia attuali che future di risparmio. Ulteriormente, l’analisi riporta come le opportunità attuali legate all’acquisto di beni durevoli siano migliorate marginalmente da -54 punti a -53 punti. Sia l’inflazione percepita dalle famiglie nell’ultimo anno che quella attesa per i prossimi 12 mesi sono calate per il terzo mese consecutivo (a -36 punti da -34 punti e a -34 punti da -28 punti, rispettivamente).

In calo la fiducia delle imprese

Se la fiducia delle famiglie è migliorata in modo deciso sul finire dello scorso anno, lo stesso non si può certamente dire per le imprese, il cui indice composito di fiducia è diminuito per il secondo mese a dicembre, a 100,3 punti da 101,4 punti di novembre. L’andamento è tuttavia poco omogeneo, risultando di fatti piuttosto differenziato per tutte le varie componenti dell’indice: in particolare, la diminuzione del valore complessivo è principalmente attribuibile ai servizi (102,5 punti da 105 punti precedente) e alle costruzioni (120,4 punti da 124,2 punti di ottobre), mentre il morale migliora sia nel manifatturiero (a 103,5 punti da 102,2 punti) che nel commercio al dettaglio (a 107,4 punti da 106,5 punti).

In ogni caso, in tutti i principali settori il livello del morale delle imprese si mantiene al di là della media degli ultimi 5 o 10 anni, con qualche buono spunto in diversi comparti, come quello manifatturiero, dove il miglioramento risulta essere diffuso a tutte le principali componenti (sia nelle valutazioni correnti che nelle aspettative future, sia nella produzione che negli ordini). Bene inoltre gli ordinativi dall’estero (da -16 punti a -12 punti, per un livello massimo negli ultimi 12 mesi), mentre fa più fatica la spinta delle commesse domestiche (da -17 punti a -16 punti), che peraltro tornano a un massimo da marzo del 2008.

Per quanto invece concerne gli aspetti di principale negatività, una nota non positiva arriva sicuramente dal peggioramento delle aspettative che le imprese hanno sull’economia (a -3 punti da -1 punti), nonostante il miglioramento dell’indice che tiene conto delle intenzioni di assunzione (da 1 punti a 2 punti): una probabile chiave di lettura potrebbe essere che le imprese intendevano sfruttare l’ultima parte dell’anno per approfittare del taglio contributivo generalizzato sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato in scadenza a fine 2016.

Infine, si nota altresì come l’aumento della fiducia riguarda soprattutto il Nord Est (dove l’indice tocca il massimo da gennaio del 2011) e che le imprese esportatrici sono mediamente più ottimiste, manifestando anche una diminuzione degli ostacoli all’attività di export.

Che valutazioni è possibile trarre?

Dalla mole di dati di cui sopra è possibile trarre una considerazione di fondo sostanzialmente positiva, soprattutto sottolineando il buon rimbalzo della fiducia dei consumatori dopo un lungo trend di calo che ha permeato quasi tutto il 2016. I dati risultano inoltre essere coerenti con le previsioni di accelerazione del PIL a inizio 2017 (tra 0,1 e 0,2 punti trimestrali) dopo il rallentamento che è atteso per l’ultimo trimestre del 2016 (tra zero e 0,1 punti trimestrali). Vengono dunque per il momento smentite le paure e le preoccupazioni di chi riteneva che l’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre avrebbe impattato negativamente sullo sviluppo economico del Paese.