Legge di Bilancio 2018, ecco che cosa prevede e cosa cambierà

Il governo italiano ha recentemente approvato la Legge di Bilancio per il 2018. Un provvedimento che non contiene particolari e sorprendenti novità rispetto a quanto era stato già reso noto ed era trapelato pubblicamente, anche se per poter scoprire maggiori dettagli occorrerà attendere ancora un po’. L’esecutivo ha infatti fornito in conferenza stampa, al termine del Consiglio dei Ministri, alcune informazioni utili, ma in fin dei conti il quadro di aggiornamenti composto dalle dichiarazioni dei membri del governo è comunque piuttosto limitato e, in particolar modo, mancano molti dettagli sull’entità dei vari interventi.

Ad ogni caso, sulla base di quello che è emerso dal comunicato stampa, la manovra lorda ammonta a 20,4 miliardi di euro, quasi 1 miliardo di euro in più rispetto a quanto gli analisti si attendevano alla vigilia. Di questi, la gran maggioranza (15,7 miliardi di euro) sono stanziati per disattivare le clausole di salvaguardia. E il resto?

Contratti per il pubblico impiego

La principale voce – oltre alle clausole – è legata al rinnovo dei contratti del pubblico impiego, per un costo stimato fino a 2,6 miliardi di euro. Una buona notizia per tutti i dipendenti pubblici, che da diversi anni attendono il rinnovo del contratto, strizzando l’occhio con particolare interesse alla parte economica (si stimano 85 euro al mese lordi in più in busta paga)

Misure per la coesione sociale e la lotta alla povertà

Le iniziative contenenti le misure per la coesione sociale e la lotta alla povertà assorbiranno circa 300 milioni di euro e sono relative principalmente al rafforzamento del reddito di inclusione, oltre all’introduzione di nuove forme di anticipo pensionistico, possibilmente più attrattive di quelle finora applicate, che non hanno trovato grandissimo appeal.

Agevolazioni per le nuove assunzioni

Fanno capolino anche in questa Legge di Bilancio le agevolazioni per le nuove assunzioni. In particolar modo, il governo ha stanziato fondi per la decontribuzione fino al 50% per tre anni per le nuove assunzioni stabili di giovani fino a 35 anni e per la stabilizzazione degli incentivi contributivi per le assunzioni al Sud. Per quanto concerne le agevolazioni con decontribuzione, il governo ha stanziato importi crescenti: 300 milioni di euro nel 2018, 800 milioni di euro nel 2019 e 1,2 miliardi di euro nel 2020.

Superammortamento, iperammortamento, ecobonus

Non si tratta di una novità, quanto di una conferma di ciò che era già in vigore nel 2017. Tuttavia, per il 2018 la conferma dei superammortamenti sui nuovi macchinari dovrebbe vedere soglie più basse, e probabilmente pari al 130%. Confermato anche l’iperammortamento al 250% sugli investimenti per la digitalizzazione, nonché degli ecobonus.

Fondi per le imprese

Altri 300 milioni di euro sono destinati a garantire il rifinanziamento del fondo di garanzia per le PMI e stimolare la creazione di un nuovo fondo per il sostegno delle grandi imprese in crisi.

Investimenti pubblici

Infine, altri 300 milioni di euro sono stati stanziati per gli investimenti pubblici aggiuntivi. I fondi dovrebbero diventare 1,3 miliardi di euro nel 2019 e 1,9 miliardi di euro nel 2020.

Dove il governo ha trovato i soldi?

Sancite quelle che sono le iniziative in programma, rimane da comprendere dove il governo abbia trovato i soldi. Il nodo delle coperture, per 9,5 miliardi di euro, per due terzi giungono da nuove entrate. Il governo vuole puntare principalmente sul contrasto all’evasione fiscale, con l’estensione di misure già sperimentate come la fatturazione elettronica e lo split payment. Nuove entrate arriveranno anche dalla nuova asta delle frequenze per il 5G, la cui base d’asta è peraltro piuttosto onerosa (2,5 miliardi di euro) e potrebbe scoraggiare qualche operatore.

È inoltre stimata la riapertura dei termini della voluntary disclosure e della rottamazione delle liti fiscali pendenti. Non sono invece emersi per ora dettagli sui tagli di spesa.

Secondo gli analisti, la manovra dovrebbe generare una spinta espansiva per lo 0,6% del PIL, considerando la disattivazione dell’aumento delle imposte indirette, ma restrittiva per lo 0,3% al netto delle clausole di salvaguardia (che non erano incorporate nelle attese degli operatori economici avendo a più riprese il governo ribadito la volontà di una loro sterilizzazione). La manovra è dunque lievemente restrittiva, ma dovrebbe avere impatto neutrale sulla crescita già a partire dal 2018.

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