Nasce la black list dei paradisi fiscali

Il G20 attualmente in corso si rivolge all’elusione fiscale, un tema decisamente sentito alla luce della maxi multa che l’Unione ha inflitto ad Apple per non avere pagato le imposte nel Vecchio Continente. Il vertice ha infatti deciso di di incaricare l’Ocse di stilare una vera e propria ‘lista nera’ dei paesi che non collaborano contro l’elusione fiscale. Si tratta di un libro nero che servirà come rendiconto ai ministri dell’economia dei singoli paesi ai governatori delle banche centrali. Questo è quanto è stato chiesto alla luce della necessità di recuperare fondi nei singoli stati così come ai vertici della gestione europea.

Entro il prossimo summit, che è stato previsto per il mese di luglio del 2017, l’Ocse sarà quindi chiamata a preparare la black list dei paesi che non hanno fatto abbastanza per tradurre in realtà le norme stabilite in materia di trasparenza fiscale.

Si tratta di un messaggio molto forte, perché la pubblicazione della black list avrà un impatto dai caratteri ‘devastanti’ sulle economie degli stati incriminati e i singoli capi di stato europei hanno accolto con favore la decisione di redigere questo documento scottante e di renderlo pubblico affinché sia conosciuta la reale destinazione dei patrimoni che girano nel mondo.

La volontà dei leader è di dare vita ad una crescita bilanciata e globale, concetti sottolineati dal leader cinese e illustrati chiaramente anche dal premier italiano Matteo Renzi. La discussione si è infatti conclusa con un documento di riassunto del summit dove sono stati elencati i quattro principi fondamentali da perseguire, ovvero l’integrazione, l’apertura, l’inclusività e la visione. Si tratta di principi nobili, ma che hanno bisogno di poter contare su una cooperazione internazionale stretta e forte, orientata allo sviluppo e alla lotta alla corruzione e all’evasione fiscale, una pratica che non solo porta povertà negli stati dove le attività vengono svolte, ma che rischia sempre più di essere considerata come una presa in giro da parte delle grandi multinazionali nei confronti del Vecchio Continente. Sfruttare il territorio, generare guadagno e quindi pagare le tasse limitate altrove è una pratica che non deve più essere attuabile e la redazione della black list si propone come un forte passo in avanti per sconfiggere a testa alta l’elusione internazionale e dare vita ad una tassazione chiara ed estesa ad ogni singolo stato europeo.