Riforma tributaria USA, ecco svelato il piano di Trump

Dopo lunghe, estenuanti e eccessive attese, Trump è finalmente riuscito a dare il via alla complessa partita per la riforma tributaria, particolarmente auspicata dai repubblicani, in cerca disperata di un recupero di immagine dopo i tanti passi falsi degli scorsi mesi.

Il presidente dell’amministrazione a stelle e strisce, in un seguito discorso in Indiana, ha infatti delineato i punti principali e le linee guida della riforma tributaria, quale frutto del lavoro faticoso prodotto dalla leadership repubblicana della Camera e del Senato e dei rappresentanti economici della Casa Bianca. Ma che cosa contiene?

La riforma, in brevissimo

Anche se le indicazioni fornite da Trump continuano a essere più generiche di quanto si vorrebbe avere, è comunque possibile riassumere come i principi generali della riforma siano la necessità di fornire un concreto sollievo fiscale per le famiglie con reddito medio, arrivare a una semplificazione del calcolo del carico fiscale per la grande maggioranza dei cittadini, e assicurare un sollievo fiscale per le imprese, soprattutto per quello di dimensioni medio-piccole.

Le prime crepe sembrano profilarsi

Oltre al fatto che la riforma è piuttosto generica e ancora una volta basata più su annunci di massima che di sostanze specifiche, appare chiaro come nel documento con le linee guida si sia sottolineata la volontà di lavorare con supporto bipartisan, probabilmente per evitare le debacle già riscontrate con la riforma sanitaria.

Tuttavia, non sarà affatto facile trovare un accordo tra le parti, considerato che al momento lo spazio che il budget fornirà per la riduzione delle entrate nel prossimo decennio sarà probabilmente intorno a 1,5 trilioni di dollari, mentre da soli i tagli delle imposte previsti dai piani presentati prima delle elezioni valevano circa 4-5 trilioni di dollari in 10 anni.

Insomma, la riforma che Trump vuole mettere in atto si preannuncia come ambiziosa, ma difficilmente potrebbe essere strutturale, salvo la volontà di ricorrere a alternative di copertura. È anche vero che uno schema della riforma volutamente ancora così vago può lasciare spazio importante per i negoziati e per i compromessi.

Che cosa produrrà la riforma

Considerato che Trump vuole portare in dote la riforma tributaria per poter aprire con maggiore serenità la prossima campagna elettorale di mid term per l’anno prossimo, è possibile che si possa fare di tutto per poter giungere a un accordo operativo entro fine anno, o al più tardi nei primi mesi del 2018.

Se così fosse, e se le intuizioni formulate dovessero concretamente realizzarsi, è possibile che l’effetto espansivo (moderato) della riforma possa già essere visibile da inizio 2018, con la riduzione delle aliquote per una ampia fetta di contribuenti, oltre che per le imprese.

Le novità per le famiglie

Più nel dettaglio, uno dei due pilastri della riforma tributaria passa per le famiglie, che dovrebbero beneficiare della semplificazione e della riduzione delle aliquote, da sette a tre: 12, 25 e 35%. Per poter evitare di ridurre le imposte sulla fascia alta, l’amministrazione vorrebbe lasciarsi un po’ di spazio per avere un prelievo aggiuntivo sui redditi più elevati (ricordiamo che oggi l’aliquota massima è del 39,5%).

Sempre all’interno della riforma viene raddoppiata la detrazione standard attuale e vengono eliminate quasi tutte le altre detrazioni, con l’esclusione degli interessi sui mutui e le donazioni per beneficenza. Viene infine eliminata l’Alternative minimum tax e l’imposta di successione.

Le novità per le imprese

Il secondo pilastro è rappresentato dalle novità per le imprese, con riduzione dell’aliquota da 35% a 20%, mentre per le società semplici si fissa un’aliquota di 25% (ad oggi la tassazione è basata invece sulle aliquote per le persone fisiche). Viene inoltre previsto l’ammortamento immediato e completo per investimenti con vita breve (macchinari e simili) per almeno 5 anni. Introdotta anche la modifica del sistema di tassazione degli utili detenuti all’estero, che non sarebbero tassati quando rimpatriati e viene introdotta una imposta una tantum sugli utili già prodotti e detenuti all’estero.