Stati Uniti, l’amministrazione Trump presenta un budget che non piace a nessuno

La delusione e le critiche erano nell’aria, e puntualmente sono atterrate in prossimità del momento della presentazione del budget dell’amministrazione Trump, che ha addirittura superato le più negative aspettative in termini di confusione e scarsa attendibilità delle promesse formulate.

Di fatti, il budget indica un utopistico azzeramento del deficit nel corso dei prossimi 10 anni, termine temporale in cui Trump ritiene che si possa ritornare a un rapporto debito/PIL al 60%, con ipotesi di crescita stabilmente al 3%, tassi di interesse e di inflazione intorno al 2% e un forte incremento della produttività. Un quadro evidentemente paradisiaco ma, identicamente, di difficile concretezza. Nonostante ciò, l’amministrazione ha voluto strenuamente difendere le proprie previsioni, con il direttore dell’Office of Management and Budget che ha dichiarato che le proiezioni del CBO (una crescita a 1,9%, oltre un punto in meno di quanto stimato dallo staff di Trump) si baserebbero su un “atteggiamento” pessimistico.

Oltre a porre un grande punto interrogativo sulla credibilità di tali dati di sintesi, si tenga anche conto come la scontentezza sia giunta anche sul lato della spesa, dove spiccano significativi tagli a quasi tutti i principali capitoli, con la sola esclusione della sanità e della sicurezza sociale, dove però gli aumenti meriterebbero ben più di qualche tiepida osservazione. La spesa per infrastrutture, incrementata di 200 miliardi di dollari, è infatti “compensata” da un contemporaneo taglio di 95 miliardi di dollari per la manutenzione delle autostrade, mentre gli incrementi che sono stati riscontrati in alcuni comparti della difesa sono compensati da altre correzioni.

Intuibilmente, numeri come quelli di cui sopra difficilmente potranno trovare un pronto accoglimento in Congresso, dove non solamente i democratici avranno facile critica, quanto anche buona parte dei repubblicani, immaginiamo, avrà molta difficoltà nel porre la propria approvazione a un simile quadro che, per giunta, è aggravato dal fatto che non vi sono dettagli della riforma tributaria sommariamente annunciata qualche settimana fa, ipotizzata neutrale in termini di entrate ma – indirettamente – in grado di stimolare la crescita di più di un punto all’anno.

Insomma, l’amministrazione Trump è riuscita ancora una volta a scontentare più parti, presentando un budget scarsamente credibile, con obiettivi altrettanto difficilmente raggiungibili. La speranza è ora che il “filtro” del Congresso possa approvare una soluzione più logica, al fine di supportare la futura riforma tributaria senza l’ostruzionismo democratico. Ci riuscirà?

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