Surplus commerciale: 2016 da record e… nel 2017?

Nel corso del 2016 il surplus commerciale italiano ha tagliato un nuovo traguardo, con il massimo storico di 51,6 miliardi di euro, pari al 3,1% del PIL, dai 41,8 miliardi di euro del 2015. Sterilizzando il peso dell’energia, di cui siamo fortemente importatori, il surplus si è attestato a 78 miliardi di euro, pari al 4,7% del PIL, contro i 75,8 miliardi di euro del 2015. Ma quali sono le valutazioni che è possibile trarre da tali spunti?

Anzitutto, ricordiamo come i dati mensili sul commercio estero forniscono un’indicazione parzialmente diversa da quelli di contabilità nazionale, da cui risulta che anche nel 2016 gli scambi con l’estero hanno fatto da freno all’attività economica. In realtà, la ragione di questa divergenza, almeno apparente, è semplicemente legata al diverso sviluppo dei valori medi unitari per export e import: di fatti, se in termini nominali l’export è cresciuto dell’1,1% su base annua, a fronte di un calo dell’import di -1,4%, in termini di volumi invece la crescita delle importazioni è stata più vivace di quella delle esportazioni (3,1% e 1,2%), a causa della contrazione dai valori medi unitari delle importazioni in una condizione di sostanziale stabilità dei prezzi nel caso delle esportazioni. In altri termini ancora, l’ampliamento del surplus della bilancia commerciale nel 2016 non sarebbe probabilmente avvenuto in un contesto di assenza di un andamento molto diverso dei prezzi dei prodotti esportati rispetto a quelli importati.

In linea a quanto sopra introdotto, dei 9,8 miliardi di euro di sviluppo dell’avanzo commerciale nel 2016, la maggior parte, per 5,1 miliardi di euro, sono attribuibili al calo dell’import, a sua volta interamente dovuto alla flessione dei prezzi a fronte di volumi in aumento. Estendendo l’orizzonte temporale, il miglioramento del saldo della bilancia commerciale negli ultimi tre anni (è stato di 22,2 miliardi di euro dal 2013 al 2016) è interamente dovuto alla componente energetica, visto che al netto di essa l’avanzo è diminuito di 5,8 miliardi di euro.

E nel 2017?

Probabilmente l’effetto di cui sopra è destinato a scemare, e poi a invertirsi, nel corso del 2017: i prezzi dei prodotti energetici importati d’altronde hanno già visto una netta risalita, essendo passati da -36,4% su base annua lo scorso aprile al +10,5% su base annua di fine anno, trascinando in positivo i prezzi all’import per 3,4 punti percentuali.

Per quanto riguarda in particolar modo i beni strumentali, si può notare un’importante curiosità: mentre l’Italia fino ad oggi si era confermata uno storico esportatore, nel corso degli ultimi anni si è registrata una progressiva inversione di tendenza, con le importazioni di beni di investimento che sono aumentate in misura rilevante, del 6% in media nel triennio 2014-16, a fronte di una certa difficoltà a esportare. In virtù di tale evoluzione l’Italia è rimasta un Paese esportatore netto, ma l’avanzo relativo a questa tipologia di beni è calato di circa 4 miliardi nel 2015 e di altrettanti nel 2016. Le ragioni di questa evoluzione sembrano essere principalmente ricollegabili al fatto che il nostro Paese è particolarmente esposto nel settore della meccanica verso Paesi emergenti il cui ciclo è stato maggiormente debole nell’ultimo anno e mezzo.

Ad ogni modo, guai a pensare che l’erosione del surplus commerciale dei beni strumentali sia solo un aspetto nocivo: la crescita dell’import di settore è infatti un segnale contemporaneamente positivo, se – come in questo caso – è correlato con la parte core degli investimenti di contabilità nazionale, almeno in parte.

Tornando invece all’export, sottolineiamo in conclusione come il rimbalzo delle esportazioni tricolori nella seconda metà del 2016 sia superiore a quello evidenziato dagli altri principali Paesi europei, e come l’andamento deludente dell’export tra la seconda metà del 2015 e la prima metà del 2016 sia dovuto alle vendite verso i Paesi extra-UE, che hanno frenato la crescita dell’export italiano per mezzo punto nel 2016: Russia, Paesi del Mercosur e Paesi OPEC, cui si è aggiunta la Turchia, l’India e diversi Paesi europei (Svizzera e Romania), hanno infatti contribuito negativamente alla buona spinta attesa.

Anche in questo caso, giova rammentare, con un piccolo passo in avanti, che per quanto concerne il 2017 questo freno dai Paesi extra-UE sta già venendo meno e potrà tradursi in un contributo trainante nel corso del 2017. In prospettiva, la mantenuta capacità dell’export italiano di poter reagire all’aumento della domanda potenziale favorirà con buone probabilità una migliore vivacità delle esportazioni rispetto alle importazioni nel corso del 2017, il che potrà far tornare in territorio positivo il contributo dell’export netto alla crescita. Il venire meno dell’effetto sui prezzi importati potrebbe tuttavia far calare il surplus della bilancia commerciale in termini nominali nel corso dell’anno.