Trump a tutto campo: nuovi dettagli su politiche e priorità

L’interventismo in politica estera, con gli attacchi in Siria e in Afghanistan, e le minacce alla Corea del Nord, sembra essere solamente un lato del complicato nuovo scenario che il presidente Donald Trump sta cercando di approntare dentro e fuori gli Stati Uniti.

Per aver conferma di ciò, sia sufficiente dare uno sguardo (o, meglio, una lettura) a quanto il presidente USA ha affermato al Wall Street Journal, con una lunga intervista in cui ha contribuito a rilanciare linee guida sulle politiche interne e estere e sulle priorità che l’amministrazione intende seguire, in buona parte in contrasto con le posizioni che Trump aveva mantenuto in campagna elettorale e in maggioranza nei primi tre mesi dal suo insediamento. Dal dollaro alla Cina, gli spunti sono davvero numerosi e, a volte, sorprendenti, confermando l’imprevedibilità di un uomo che ha già compiuto numerose giravolte su diversi temi di clamore mondiale.

Argomenti

Il dollaro

Cominciamo dalle dichiarazioni sul dollaro per quanto attiene il cambio, infatti, Trump ha detto chiaramente che “il dollaro sta diventando troppo forte”, per poi precisare che forse la colpa è… sua: per Trump la propria elezione è infatti stato un elemento che ha rinnovato la fiducia degli investitori, con conseguente apprezzamento di una valuta “forte”. Per Trump, però, una simile posizione potrebbe avere effetti avversi sui produttori americani e determinare crescenti difficoltà a competere con concorrenti esteri.

La Cina

Per quanto attiene la Cina, Trump ha affermato che il paese asiatico non sarà classificato come “manipolatore di valuta” nel rapporto che verrà pubblicato oggi dal Tesoro. Anche in questo caso si registra pertanto l’ennesimo cambio di opinione, con Trump che ha candidamente affermato di aver variato parere sulla base del fatto che negli ultimi mesi la Cina non ha effettivamente manipolato la valuta, e che per il momento nel rapporto con la Cina la questione cruciale è quella della Corea del Nord, con Trump ha ha aggiunto di aver messo sul piatto delle discussioni con il presidente Xi alcune condizioni più favorevoli sul commercio internazionale in cambio di cooperazione sul fronte coreano.

La politica monetaria

Trump è inoltre intervenuto sulla politica monetaria della Federal Reserve, dichiarando di preferirne una con interessi bassi. Alle domande esplicite su un possibile rinnovo di Janet Yellen alla guida della Federal Reserve, il presidente ha affermato che è ancora troppo presto per poterne parlare, ma che comunque ha un ottimo rapporto con l’attuale presidente, e la rispetta.

La riforma sanitaria

Trump ha dicusso della riforma sanitaria, ma non sull’intervista al Wall Street Journal, bensì a Fox News. Qui il presidente ha riaperto la questione della riforma affermando che la sua assoluta priorità è il passaggio di una nuova legge per abrogare e sostituire Obamacare. Trump ha comunque precisato che al momento non si sente di porre delle scadenze, ma desidererebbe comunque una soluzione sulla sanità prima di riformare il sistema tributario, per poter utilizzare i risparmi, previsti nell’ordine di “centinaia di miliardi” (circa 900 miliardi di euro), che si otterrebbero con una riforma sanitaria per ridurre ulteriormente le imposte.

Insomma, contrariamente a quanto si era detto, la riforma sanitaria rientra in agenda, anche se lo fa in tempi probabilmente non troppo rapidi. Successivamente, si passerà al tema delle imposte che, sulla base di quanto appena rammentato, rischia di slittare ancora rispetto ai piani precedenti.

A proposito di scadenze, qualche giorno fa il direttore dell’Office of Management and Budget, Mulvaney, commentando l’avvicinarsi della scadenza dell’Appropriation Bill che finanzia le spese del governo (28 aprile), ha affermato che l’amministrazione è al lavoro per poter evitare il blocco del governo. Tuttavia, ha anche richiesto al Congresso di finanziare le spese considerate prioritarie, legate alla sicurezza e all’immigrazione.

È molto probabile che il Congresso dinanzi a una simile situazione sarà molto diviso, con il problema di dover trovare un compromesso con i democratici in Senato per ottenere i 60 voti necessari a evitare l’ostruzionismo. Probabile quindi, considerato il mancato accordo, il rinnovo dell’Appropriation Bill necessario a coprire la restante parte dell’attuale anno fiscale.

L’Export-Import Bank

Tra i vari cambi di opinione – forse marginali rispetto ad alcuni dei temi che abbiamo trattato – c’è anche la giravolta sull’Export-Import Bank, che fino a poco fa era candidata a essere eliminata. Ora Trump invece ritiene l’istituzione come piuttosto importante per poter facilitare l’attività dei produttori americani.

Insomma, Trump non si è smentito.. proprio perché ha smentito molte delle proprie valutazioni passate. Il presidente Usa ha fatto marcia indietro su una buona parte delle posizioni che avevano contraddistinto la propria campagna elettorale, ma non ci sono garanzie che tale approccio possa essere mantenuto (ovvero, non escludiamo la possibilità che possano esserci ulteriori giravolte).

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