USA, dati sempre più solidi dall’economia

Sono sempre più solidi i dati provenienti dall’economia a stelle e strisce, con una tiepida euforia che cresce – nel giorno del FOMC che dovrebbe deliberare il nuovo rialzo dei tassi fed funds – sulla scia dei nuovi ordini industriali (+ 1,2 per cento a gennaio) e dalle novità rosee dal mondo del lavoro.

Nuovi aumenti dal mondo del lavoro

Cominciamo proprio dal mondo del lavoro, con il tema dell’occupazione che ha rappresentato per anni un obiettivo lontano per le intuizioni statutarie della Fed, e che ora sembra invece essere giunto nelle condizioni ideali di piena occupazione. Gli ultimi dati pubblicati in materia sono stati sorprendenti, con il mercato del lavoro che nel mese di febbraio ha segnalato l’aggiunta di 235 mila nuovi occupati e ha contemporaneamente rivisto al rialzo di 9 mila unità i dati dei due mesi precedenti. A livello settoriale gli aumenti sono diffusi a tutte le voci, conferendo così un nuovo tassello di rilievo all’employment report.

Peraltro, anche dal sondaggio presso le famiglie statunitensi sono emerse nuove indicazioni positive con un ulteriore calo del tasso di disoccupazione, passato ora dal 4,8 per cento al 4,7 per cento di febbraio, in una condizione che – per giunta – è contraddistinta dall’aumento del tasso di partecipazione alla forza lavoro, che nel periodo in esame sale da 62,9 per cento al 63,0% per cento e si porta così sul massimo dal marzo 2016 ad oggi.

Sulla bontà del report potrebbero comunque aver inciso le condizioni meteo particolarmente favorevoli, mentre limitati appaiono gli effetti del blocco delle assunzioni governative a livello federale. Da ultimo, segnali positivi arrivano anche dai salari che si confermano su un sentiero di crescita moderata con un aumento di 0,2 per cento su base mensile a febbraio e una timida revisione verso l’alto del tasso di gennaio (a 0,2 per cento su base mensile da 0,1 per cento su base mensile).

Dati dunque molto convincenti sul fronte dell’occupazione (anche in virtù dell’aumento di partecipazione) ma per il momento non ancora particolarmente significativi per quanto concerne i salari.

Euro, crescono le tensioni europee

Ben diversa è la situazione in Europa, e non solamente perché il calendario delle elezioni ha preso il via – oggi – con l’incerta tornata olandese. Le statistiche nazionali che sono state pubblicate negli ultimi giorni hanno infatti evidenziato una contrazione degli ordini tedeschi all’industria nel mese di gennaio, mentre positiva sembra essere stata l’evoluzione della produzione industriale, in rimbalzo a gennaio da -2,4 per cento a + 2,8 per cento su base mensile. Opposto è invece il segno per la produzione francese, con un calo a gennaio a – 0,3 per cento su base mensile, in recupero dal precedente – 1,1 per cento.

Per quanto invece riguarda i dati dell’intera eurozona, dopo che la stima finale del prodotto interno lordo ha sancito una crescita uniforme a +0,4 per cento trimestre su trimestre nei due quarti centrali dell’anno grazie al contributo della domanda interna, a conclusione della riunione di politica monetaria, la Banca Centrale Europea ha provveduto a prendere atto del miglioramento dei dati macro e ha modificato al rialzo le proprie stime.

Di fatti, se nel corso del quarto finale del 2016 si è registrata una ripresa di consumi e investimenti, le proiezioni dello staff economico di Francoforte sono ora per una revisione al rialzo del PIL a 1,8 per cento da 1,7 per cento per il 2017 e a 1,7 per cento da 1,6 per cento per il 2018. Rimane stabile invece la stima sul 2019 a 1,6 per cento.

Più significative rispetto al recente passato risultano invece essere gli interventi sui numeri dell’inflazione, con la previsione per l’anno in corso che viene alzata da 1,3 per cento a 1,7 per cento e quella per il prossimo che passa da 1,5 per cento a 1,6 per cento mentre rimane stabile a 1,7 per cento il valore sul 2019.

I rischi sullo scenario restano verso il basso anche se sono meno pronunciati con Draghi che, nel corso della conferenza stampa, chiarisce come il profilo d’inflazione “sottostante” non sia cambiato e necessiti ancora della piena attuazione della politica monetaria estremamente espansiva.

A questo punto, non ci resta che attendere l’esito del FOMC che, come da nostro scenario centrale, dovrebbe finalmente dare il via libera di 25 punti base ai tassi fed funds, replicando così quanto avvenuto a dicembre e, soprattutto, apponendo il primo dei gradini (forse tre) che dovrebbero contraddistinguere questo 2017. Sul fronte europeo, la giornata sarà di interesse per le elezioni olandesi, ma riteniamo comunque che il loro esito sarà di importanza marginale rispetto a quanto avverrà, invece, in altri ambiti macroeconomici e politici nei giorni successivi, a condizionamento di un contesto comunque molto incerto e sempre più teso.