Beige Book positivo, strada “tranquilla” verso il prossimo FOMC

L’attesa pubblicazione del Beige Book, il documento periodicamente pubblicato dalla Federal Reserve in “preparazione” della successiva riunione del FOMC (ora in programma per l’inizio del mese di maggio) non ha tradito le aspettative, riportando una moderata crescita delle attività in tutti i distretti, con ritmi giudicati soddisfacenti dagli analisti.

Più nel dettaglio, nel Beige Book viene evidenziato come il settore manifatturiero abbia conservato un ritmo di crescita “modesta”, mentre la spesa per consumi si sia caratterizzata per un andamento misto, con dati positivi nel segmento auto e un rallentamento negli altri comparti. Nelle costruzioni residenziali il trend rimane inoltre ancora positivo, sebbene la scarsità di case invendute abbia intuibilmente rappresentato un freno alle vendite.

Tra gli altri comparti economici, buono il nuovo sviluppo del mercato del lavoro, che continua a migliorare, mentre si segnala crescente difficoltà a coprire posizioni che richiedono manodopera qualificata, diffusione degli incrementi salariali e aumento del turnover. Sul fronte previsionale, si registra una nuova crescita per quanto concerne l’aspettativa delle imprese per l’occupazione e per i salari nel prossimo semestre. Sul fronte dei prezzi, le variazioni sono sostanzialmente moderate, sia a livello della produzione sia a livello dei consumi.

Complessivamente, pertanto, il Beige Book sembra fornire un quadro positivo dello scenario americano, con crescita e inflazione moderate e miglioramento del mercato del lavoro, e indica che i trend sottostanti dell’economia sono migliori della crescita quasi ferma attesa per il Pil del 1° trimestre, pur intuibilmente meno alti rispetto a quelli indicati dai forti rialzi delle indagini a inizio anno.

Anche in virtù di tale documento preparatorio, riteniamo che il sentiero di graduali rialzi dei fed funds possa proseguire senza intoppi ma, contemporaneamente, senza alcuna urgenza. Manteniamo pertanto fermo lo scenario di una stabilità dei tassi nell’imminente riunione dei primi del mese di maggio, per poi alzare il livello di guardia alla prossima riunione di giugno, quando è piuttosto probabile che possa registrarsi l’atteso secondo ritocco in aumento dei fed funds per il 2017.

Naturalmente, molte delle possibilità dell’avvenimento di tale scenario centrale dipenderanno non tanto dai dati macro, che sono attesi positivi, quanto da quel che combinerà l’amministrazione Trump. Si noti come appena ieri il presidente USA sia tornato ad alzare i toni protezionistici che erano ben noti nella precedente campagna elettorale, andando ad annunciare che verrà aperta un’indagine per valutare se sarà opportuno applicare tariffe unilaterali sulle importazioni di acciaio, utilizzando una legge del 1962 (la Trade Expansion Act), utilizzata raramente e mai dopo la creazione del WTO.

In sostanza, il ricorso a questa legge permetterebbe l’imposizione di sanzioni commerciali giustificate sulla base di questioni di sicurezza nazionale, senza dover dimostrare il caso di violazione della concorrenza. Trump non ha per il momento specificato se l’indagine sia mirata a valutare l’applicazione di tariffe su tutto il comparto dell’acciaio o soltanto su qualche sotto-segmento legato a prodotti specifici utilizzati per la difesa. Riteniamo che attualmente, come supportato dal recente dossier ISP, non vi saranno delle implicazioni immediate, e l’apertura dell’indagine possa dunque essere puramente mediatica, per poter sostenere i propri toni accesi.

Tornando a parlare di banche centrali, ma questa volta europea, diversi discorsi da parte dei membri della BCE hanno chiarito che l’istituto non avvierà un percorso di normalizzazione fino a quando non sarà sufficientemente chiaro che l’inflazione si possa muovere verso il 2% in modo duraturo e senza “aiuti” monetari. I discorsi hanno sottolineato come il contesto stia migliorando rispetto a quanto era stato sostenuto a marzo, ma che comunque la BCE trasmetterà ancora un messaggio di cautela e rassicurerà i mercati sul fatto che non avvierà un processo di normalizzazione della politica monetaria, sia pure molto graduale, in assenza di segnali convincenti di ritorno duraturo dell’inflazione verso il 2%.

Anche in virtù di quanto sopra è molto probabile che la riunione del prossimo 27 aprile non vedrà alcuna novità sul fronte delle misure, ma è comunque probabile che possano esserci delle rivalutazioni dei rischi per lo scenario, in maniera più positiva.

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