Cambio EUR/USD: acquistare o vendere questa settimana?

La scorsa settimana valutaria si è chiusa con il dollaro in calo sui dati USA che sono risultati complessivamente essere più deboli delle attese: i dati macro si sono infatti deteriorati, ma in buona parte lo hanno fatto in virtù di elementi pregiudizievoli (speriamo!) non ripetibili, come quelli determinati dagli effetti degli uragani Harvey e Irma su ampie porzioni di territorio nordamericano.

Di fatti, al di là del disappunto prevedibile nel notare un deterioramento di breve termine degli ultimi dati informativi, nel complesso le indicazioni di fondo che sono emerse rimangono positive, con la consapevolezza che i già ricordati effetti negativi di breve termine indotti dagli uragani dovrebbero essere più che compensati nei mesi successivi attraverso l’attività di ricostruzione. Anche in virtù di quanto sopra, i rendimenti statunitensi hanno continuato a salire nel corso degli ultimi giorni, e il dollaro statunitense è riuscito comunque a chiudere la settimana in recupero in relazione alle principali controparti valutarie.

Ma cosa accadrà questa settimana, in cui l’evento cruciale sarà il FOMC di mercoledì? È bene puntare ancora sul dollaro statunitense, o è invece meglio puntare sui maggiori rapporti di forza dell’euro?

Il FOMC

Come abbiamo più volte ricordato – anche nel nostro consueto appuntamento settimanale con l’analisi del calendario macro economico – l’evento clou del periodo è rappresentato dal FOMC di mercoledì, che dovrebbe sancire l’avvio del processo di normalizzazione del bilancio, mantenendo fermi i tassi di riferimento fermi in questo meeting.

L’attenzione degli analisti sarà però incentrata sul modo con cui la Fed preannuncerà il “futuro”: se l’istituto monetario dovesse rimuovere il terzo rialzo dei tassi, che fino a giugno era “in programma” per quest’anno, il dollaro statunitense probabilmente ne risentirebbe, determinando una perdita di posizione e con il conseguente rischio di andare a inaugurare nuovi minimi sotto quelli di due settimane fa.

Ammesso che accada quanto sopra, la debolezza del dollaro sarà transitoria, visto e considerato che l’eventuale mancato rialzo di fine anno sarebbe probabilmente solo rinviato al primo trimestre dell’anno prossimo, con il 2018 che si candida ad essere un anno in cui ci si attende un ulteriore miglioramento dei fondamentali dell’economia USA, a supporto di uno scenario di recupero del dollaro dai minimi recenti o dai nuovi minimi che dovesse inaugurare post-FOMC. L’eventuale rimbalzo del dollaro statunitense potrebbe essere tanto più forte e probabile quanto migliore sarà l’efficacia dell’amministrazione Trump sul fronte del piano di stimolo fiscale, annunciato da tempo ma ancora agli albori.

Se di contro la Fed dovesse mantenere il rialzo di fine anno nel suo programma, il dollaro dovrebbe beneficiarne. Anche in questo caso però riteniamo che il vantaggio della valuta verde possa essere solo lieve, soprattutto se la Fed – come probabile in un tal frangente – andrà a precisare che i rischi intorno alla previsione centrale sono verso il basso, indicando così che in caso di sviluppi sfavorevoli il rialzo potrebbe essere comunque rinviato.

E l’euro?

Compatibilmente con quanto sopra precisato, in chiusura della scorsa settimana l’euro si è rafforzato sui dati USA raggiungendo un massimo di weekend vicino a 1,20 EUR/USD. In attesa di comprendere come si evolveranno i dati macro dell’area, e di valutare come il FOMC statunitense avrà modo di chiudersi, sul fronte interno si attendono giovedì due discorsi di Draghi e di Praet, e venerdì quello di Constancio. Si tratta di tre dichiarazioni di presidente e membri BCE che potrebbero fornire alcune indicazioni utili, ma che riteniamo siano comunque “secondarie” rispetto all’evento cruciale rappresentato dall’esito del FOMC.

Insomma, per supportare qualche valutazione più specifica, rammentiamo che se la Fed dovesse scegliere di rimuovere il terzo rialzo di quest’anno l’euro se ne avvantaggerebbe, con possibilità di rivedere o di superare i massimi recenti in area 1,20 EUR/USD. Attenzione però a non fidarsi di tale movimento, poiché dovrebbe essere meramente transitorio, valutato che i fondamentali al di là del breve termine sono più favorevoli all’economia USA che all’area euro, e che mentre la Fed l’anno prossimo proseguirà con almeno altrettanti rialzi di quest’anno la BCE terrà i tassi fermi a zero per tutto il 2018.

Al contrario, se la Fed dovesse scegliere di conservare la previsione di un terzo rialzo quest’anno, l’euro dovrebbe indebolirsi, rientrando probabilmente sotto quota 1,17 EUR/USD.

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