Dollaro australiano, tassi fermi e outlook positivo sulla valuta

La Banca centrale australiana ha mantenuto i tassi di riferimento fermi per il dodicesimo mese consecutivo, con l’intenzione di sostenere la ripresa della domanda interna. Il meeting ha dunque deliberato il mantenimento del tasso di riferimento overnight all’1,5%, per un livello che è il minimo storico dal mese di agosto 2016, e che rispecchia quelle che erano le attese del consenso di mercato.

Nel suo comunicato ufficiale elaborato a margine della riunione, il Governatore della Banca centrale australiana Philip Lowe ha espresso la volontà di continuare a sostenere la crescita economica nazionale, nella consapevolezza che le tre leve della crescita del Paese – i consumi, gli investimenti produttivi e le esportazioni – sono ancora fragili, a causa principale della lenta crescita dei salari reali, dell’alto livello del debito privato, delle ragioni di scambio sempre meno competitive a causa del dollaro australiano in apprezzamento contro quello statunitense.

Per quanto attiene invece le previsioni macroeconomiche, le stime ufficiali di crescita economica rimangono invariate intorno al 3% per l’anno in corso e per il prossimo, mentre le pressioni inflazionistiche sembrano moderate, considerato che l’inflazione headline e quella core nel secondo trimestre del 2017 hanno registrato l’1,9% e l’1,5% rispettivamente, ovvero tassi ancora lontani dal target range del 2%-3%.

Dollaro australiano e Euro

Nel corso degli ultimi dodici mesi la divisa australiana ha perso circa l’1% contro l’euro, ma restringendo il campo temporale di applicazione si scopre che la valuta si è apprezzata di oltre il 4,5% contro il dollaro statunitense, e molti analisti ritengono che possa recuperare ancora nel medio termine.

Peraltro, è ben noto che sul cambio tra la valuta europea e quella australiana incide il deciso apprezzamento dell’euro nel post BCE di luglio: nonostante Draghi continui a ribadire la posizione espansiva della BCE, il mercato sembra anticipare troppo un’imminente svolta restrittiva, almeno nel delineare il percorso di uscita dallo stimolo monetario. Un elemento, questo, che dovrebbe essere chiarito da Draghi proprio durante la riunione di settembre.

Per cercare di capire in che modo si evolverà il cambio nei prossimi mesi, uno sguardo è necessario prestarlo alle scelte della RBA, che per il momento ha confermato una politica monetaria accomodante ma non più espansiva, a fronte di un dollaro australiano deprezzato (ma meno rispetto a qualche mese fa), che ha favorito il recupero del ciclo economico domestico. Un’evoluzione che, accompagnata da alcune dichiarazioni, sembra giustificare l’impressione che possa essere prossima al termine la fase espansiva della RBA, con probabili effetti positivi per la valuta locale.

Ad ogni modo, i toni esercitati della RBA sono sicuramente ancora cauti, considerate le scarse pressioni inflative che pervadono l’economia domestica. Ne deriva che gli analisti ritengono principalmente che nel medio termine l’economia australiana possa anche non aver necessità di una valuta estremamente debole, per un aspetto non sottovalutabile, e che consentirebbe un apprezzamento del dollaro australiano di pari passo col miglioramento del ciclo economico ed accompagnato da una politica monetaria meno espansiva.

Sul fronte operativo, è possibile che nel breve termine il cambio EUR/AUD consolidi intorno ai livelli attuali o poco sopra, mentre nel lungo termine viene ribadita l’aspettativa di un probabile apprezzamento dell’AUD come conseguenza di un ulteriore progresso del quadro economico australiano e del differenziale di tassi, in prospettiva, nei confronti dell’Eurozona.

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