Draghi super accomodante, EUR/USD ai massimi da oltre 2 anni

Il focus dell’attenzione dei mercati finanziari era incentrato sul meeting della Banca centrale europea, e le attese non sembrano essere state tradite, con Draghi che ha assunto posizioni super accomodanti e rimandando ad ottobre qualsiasi decisione sul tapering.

La forza dell’euro

Il tema della forza dell’euro, unitamente ai dati di crescita economica migliori delle previsioni, è stata probabilmente la novità più ghiotta che è emersa nel periodo trascorso dall’ultima riunione a quella di settembre. Ed è altresì un elemento in grado di entrare prepotentemente nella visione dello scenario su cui si basano le decisioni della Banca centrale europea.

Per quanto concerne i dati di crescita economica, la spinta del Pil ha accelerato oltre le aspettative nel corso del primo semestre del 2017 e continua ad essere giudicata come solida e ben distribuita tra i Paesi, con moderate attenuazioni nei diversi ritmi di sviluppo.

Considerazioni, quelle di cui sopra, che si sono riflesse immediatamente nelle nuove previsioni, con la crescita del prodotto interno lordo attesa per il 2017 che sale a 2,2 per cento contro il precedente 1,9 per cento mentre per il 2018 e il 2019 rimane invariata a 1,8 per cento e a 1,7 per cento. I rischi restano bilanciati anche se, tra i rischi al ribasso, oltre alle condizioni internazionali, viene ora citata anche la forza dell’euro (ed è questa, come abbiamo già avuto modo di dire, la principale novità di settembre).

Così come quelle di crescita economica, anche le previsioni d’inflazione vengono limate principalmente a causa della forza della valuta unica. Nonostante l’inflazione effettiva sia leggermente aumentata le pressioni sui prezzi restano molto modeste e le previsioni sull’andamento dei prezzi al consumo vedono una nuova revisione al ribasso delle attese per il prossimo anno e il successivo, passando rispettivamente a 1,2 per cento da 1,3 per cento nel 2018 e a 1,5 per cento da 1,6 per cento nel 2019, allontanandosi così ulteriormente dall’obiettivo di inflazione “inferiore ma vicina al 2 per cento”, come da statuto della Banca.

Toni accomodanti da Draghi

Nella sua conferenza di fine meeting, Draghi sottolinea inoltre come la volatilità della valuta unica rappresenti una fonte di incertezza sul quadro complessivo. Nella sessione dedicata alle domande e alle risposte, Draghi ha sottolineato come il tema della riduzione del programma di acquisto titoli (tapering) sia stato effettivamente trattato, ma solo a uno stadio molto preliminare, rimandando così eventuali scelte nel corso della riunione di ottobre.

Le leve che la Bce muoverà per poter orientare le proprie mosse sono legate alla lunghezza del programma e all’ammontare di acquisti mensili, mentre non sono state discusse altre opzioni come le modifiche sul limite acquistabile per paese (attualmente al 33 per cento). Tra le sue altre dichiarazioni, Draghi ha altresì ribadito che la struttura del tapering del QE sarà probabilmente più chiara nel suo insieme e comunicabile ai mercati alla riunione di ottobre.

Complessivamente, i toni che sono stati adottati dal presidente della Bce risultano più accomodanti di quanto atteso, e hanno contribuito a spingere il cambio EUR/USD oltre i massimi da due anni a questa parte. Per quanto concerne il futuro a breve termine, ci attendiamo l’annuncio della riduzione degli acquista già ad ottobre, ma con un concreto avvio solo all’inizio del prossimo anno, e in maniera molto graduale.

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