Forex, cosa ci attende nella settimana post FOMC

Ha preso il via la settimana successiva al FOMC della Federal Reserve e all’altra grande riunione delle banche centrali, quella della Bank of Japan. Cerchiamo allora di comprendere come si stanno muovendo i principali cambi valutari, e quel che potrebbe succedere nei prossimi giorni.

Euro

Come nostra abitudine, anche oggi cominciamo questo breve approfondimento settimanale sul Forex partendo dall’euro. La valuta unica europea è sostanzialmente ferma da una quindicina di giorni nel range tra 1,11 e 1,12 EUR/USD. Ed è altresì probabile che il cambio possa rimanere nel range anche nei prossimi giorni, visto e considerato che, anche nell’ipotesi di sorprese provenienti dai dati macroeconomici, eventuali uscite al rialzo o al ribasso da questo corridoio sarebbero limitate e di breve durata. L’esito del FOMC rende comunque virtualmente più probabili rotture al rialzo – in area 1,13 – 1,14 EUR/USD – piuttosto che al ribasso – in area 1,10 EUR/USD. A proposito di dati macro, questa mattina è stato pubblicato il primo della settimana, l’IFO tedesco di settembre, in grado di sorprendere positivamente, mostrando un ampio incremento. Gli occhi sono ora concentrati sugli altri dati della settimana, soprattutto perché relativi alla chiusura del terzo trimestre dell’anno: tra i vari, gli indici di fiducia di settembre tra mercoledì e giovedì (attesi pressoché stabili o in leggero calo) e la stima flash dell’inflazione dell’area venerdì (attesa in lieve salita). Questo pomeriggio vi sarà anche un discorso di Draghi, dal quale tuttavia potranno emergere delle significative novità rispetto a quanto ampiamente noto in orbita BCE.

Dollaro

Nella settimana successiva al FOMC che avrebbe potuto modificare i tassi di riferimento (e che invece, come abbiamo previsto, si è limitato ad annunciare che un rialzo dei tassi avverrà comunque entro la fine dell’anno) la scarsa direzionalità rischia di rimanere la caratteristica dominante di mercato, a meno di imprevisti eclatanti dai dati o dai discorsi Fed. Per il momento, manteniamo ancora come centrale lo scenario di un incremento dei tassi prima di fine anno, nella riunione di dicembre. Anche in caso di eventuali indicazioni negative dall’economia USA nel breve l’impatto sul biglietto verde sarebbe probabilmente contenuto: da qui all’ultimo FOMC dell’anno utile per incrementare il costo del denaro, previsto per il 14 dicembre, ci saranno infatti altre due tornate di dati e quindi ci sarebbe potenzialmente spazio a sufficienza per ribaltare la situazione, qualora fosse negativamente manifestata dai prossimi dati macro in uscita. A proposito di calendario macro, questa settimana si attendono indicazioni di carattere misto: oggi sono in pubblicazione i dati sulle vendite di nuove case, domani la fiducia dei consumatori – importante perché relativa a settembre – mercoledì gli ordini di durevoli, giovedì l’ultima stima del Pil del secondo trimestre e venerdì il PMI di Chicago – anche questo importante perché relativo a settembre. Continuiamo per il momento a mantenere secondario lo scenario di incremento dei tassi già nella riunione di novembre, quella a ridosso delle elezioni presidenziali statunitensi, mostrandoci comunque aperti a riconsiderarla solamente nell’ipotesi di dati fortemente positivi nelle prossime settimane.

Sterlina

Diversamente dall’euro, la sterlina britannica non sembra esser riuscita a trarre slancio dall’esito del FOMC. Ne è conseguito che dopo una breve incursione in area 1,31 GBP/USD la quotazione della sterlina è scivolata di nuovo sotto quota 1,30 toccando un minimo a 1,2915 GBP/USD. La correzione è stata ampia anche contro euro, da 0,85 a 0,86 EUR/GBP e ora si trova a breve distanza dal minimo post-referendum toccato il mese scorso a 0,8724 EUR/GBP. Sul perché la sterlina si sia resa così vulnerabile – forse, oltre le aspettative – non ci sono grandi dubbi: la Bank of England ha infatti ricordato di voler tagliare ancora i tassi di riferimento entro fine anno, a meno di sorprese significative dai dati. Per quanto concerne il calendario macro d’oltre Manica, occhi aperti sui dati relativi all’indagine CBI di settembre sul settore retail (domani), il credito al consumo di agosto (mercoledì), la fiducia dei consumatori di settembre e l’ultima stima del Pil del secondo trimestre venerdì. Le attese, di carattere misto, se deluse potrebbero spingere la sterlina in prossimità dei minimi post-referendum contro dollaro e euro.

Yen

Concludiamo infine con un breve cenno sullo yen. Appare evidente che dall’esito della riunione della BoJ e da quella della Fed lo yen alla fine non abbia tratto impulsi verso il basso, e si ritrova dunque ancora su livelli in area 100 USD/JPY. Sul cambio ha avuto modo di esprimersi ancora il governatore Kuroda, che ha dichiarato che la stabilità del cambio è molto importante e che le dinamiche valutarie vengono monitorate attentamente per il possibile impatto sull’economia, per cui tutti i parametri della politica monetaria possono essere ampliati ancora se necessario, inclusi i tassi, che potrebbero essere tagliati in territorio ulteriormente negativo. Infine, Kuroda ha anche riconosciuto che ci sta volendo più tempo del previsto per combattere la deflazione, ma ha sottolineato che il nuovo assetto di policy rende più credibile il perseguimento dell’obiettivo di inflazione.

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