Forex EUR/USD, previsioni di stabilizzazione per il cambio

Come da attese, grazie a un positivo employment report, il dollaro statunitense ha potuto recuperare tutto il calo che erano maturato nel corso dei giorni precedenti, spingendosi in prossimità dei massimi del venerdì precedente. D’altronde, difficile rimanere “indifferenti” rispetto a un dossier che ha sancito dati migliori delle attese, con il numero di occupati che è aumentato più del previsto, con un tasso di disoccupazione in calo al 4,3% e con i salari orari che hanno finalmente mostrato un’accelerazione. Peraltro, su tali dati positivi a salire sono stati anche i rendimenti USA, che hanno potuto recuperare integralmente il calo del giorno precedente.

Alla luce di tali evoluzioni, riteniamo che le probabilità che i tassi fed funds possano essere aumentati ancora una volta entro la fine dell’anno stiano crescendo, sebbene i futures sui fed funds relativi a quest’anno non siano cresciuti, lasciando così invariata – per il mercato – la quota di possibilità che la Fed alzi i tassi ancora una entro il (o nel) meeting di dicembre.

Appare dunque chiaro come per il mercato la variabile discriminante per tale decisione sarà l’inflazione, e visto e considerato che a dicembre (mese nel quale dovrebbe essere deliberato il terzo rialzo dei tassi) manca ancora molto, prevale ancora la cautela. È tuttavia indubbio che i positivi dati sul mercato del lavoro di venerdì abbiano permesso un arresto della discesa del dollaro, che a nostro giudizio non dovrebbe perdere ulteriore terreno, a meno che non vi siano sviluppi negativi sul fronte politico o vi siano pubblicazioni di dati domestici particolarmente sfavorevoli. In tal senso, però, la settimana che ha avuto inizio ieri (ne abbiamo parlato nel nostro consueto focus sui market mover) sembra proporre pochi spunti in termini di calendario macro, eccezion fatta per quanto avverrà venerdì, quando uscirà l’inflazione di luglio, attesa in lieve aumento da 1,6% a 1,7%. Solamente in caso di delusione dai dati di inflazione il biglietto verde arretrerà nuovamente. In caso contrario, dovrebbe mantenere le proprie posizioni contro euro e contro le altre principali valute.

A proposito di euro, sull’employment di venerdì scorso la valuta unica europea ha intuibilmente corretto: la correzione è stata ampia e immediata, a indicare che probabilmente i livelli “assaggiati” (oltre 1,18 EUR/USD) non sono ancora sostenibili, a meno che il quadro economico-politico USA non subisca un forte deterioramento.

A margine di tali riflessioni riteniamo pertanto che il cambio possa stabilizzarsi sui valori correnti, tra 1,17 e 1,18 EUR/USD, e poi iniziare gradualmente a ritracciare, con obiettivi in area 1,15 EUR/USD. Il mercato infatti ha oramai pienamente scontato la svolta BCE tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo, e dunque il cambio non sarà più così dipendente dalle mosse dell’istituto di Draghi. Difficilmente, insomma, l’euro continuerà a salire per sole forze proprie quando la BCE avrà effettivamente avviato la svolta. Inoltre, mentre la BCE procederà con la riduzione del programma di acquisti, la Fed continuerà, seppure gradualmente, ad alzare i tassi: di contro, la BCE non potrà che tenerli a zero per buona parte dell’anno prossimo (e forse anche oltre, fino a quando – almeno – l’inflazione non dimostrerà di poter concretamente dirigersi verso il proprio target).