Come investire sul dollaro in questa settimana: l’impatto del FOMC sui cambi Forex

La settimana macro ha il suo principale focus nella riunione del FOMC della metà del mese di giugno, che – salvo sorprese che per il momento ci permettiamo di relegare in uno scenario estremamente marginale – dovrebbe giungere a termine con qualche conferma sul percorso della normalizzazione della policy monetaria. I “sintomi” di tale strada di normalizzazione dovrebbero essere quelli di un nuovo rialzo dei tassi fed funds di 25 punti base, e l’annuncio di alcuni segnali che lasciano intendere l’avvio di interventi sulla politica del bilancio.

Ma sarà sufficiente una riunione con l’esito quale quello sopra ipotizzato per modificare il quadro valutario sul dollaro?

In realtà, il mercato finanziario sembra aver già assimilato quanto appena rammentato e, pertanto, riteniamo che le variazioni che il dollaro subirà contro euro saranno molto limitati. Naturalmente, molto dipenderà dal dettaglio degli annunci che verranno formulati in tale sede, ivi compresi quelli sulla valutazione dello scenario macroeconomico, che dovrebbe ribadire la sussistenza di un quadro positivo di crescita economica moderata, con il mercato del lavoro oramai in grado di assimilare una condizione di pieno impiego e con l’inflazione in avvicinamento verso l’obiettivo del 2 per cento, nonostante i freni transitori dei mesi recenti.

Nelle sue proiezioni macroeconomiche, il FOMC dovrebbe pertanto rivedere in parziale ribasso il tasso di disoccupazione e quello dell’inflazione per la fine del 2017, mentre dovrebbe lasciare praticamente invariato il sentiero per gli anni successivi.

Passando ai tassi, ci attendiamo un rialzo di 25 punti base, e che lo stesso sia votato all’unanimità. Anche le proiezioni non dovrebbero manifestare sorprese, con conferma del sentiero che era stato tracciato nel corso delle scorse riunioni, e con un ulteriore aumento atteso entro fine 2017, seguito da incrementi graduali negli anni successivi. Sul timing del terzo rialzo dei tassi di interesse di riferimento per l’anno in corso, il mese più probabile sembra esser quello di settembre, mentre la misura sarà presumibilmente ancora di 25 punti base.

Più consistenti – e forse più impattanti, sul brevissimo termine, per il corso dei cambi – potrebbero essere le novità sul fronte della politica del bilancio. Il comunicato conclusivo del meeting di giugno potrebbe infatti includere alcune specifiche indicazioni riguardo alle future modifiche della politica dei reinvestimenti, segnalando però che non sono imminenti, ma solamente “in fase preparatoria”. A quanto sopra, si potrebbero aggiungere ulteriori spunti “non scritti” in seguito alla conferenza stampa di Yellen, che potrebbe fornire maggiori informazioni sul piano di riduzione dei reinvestimenti già discusso a maggio, con qualche segnale in più anche in termini di tempistica.

Il percorso di cui sopra potrebbe altresì essere agevolato dall’assenza dei risultati sulle riforme annunciate dall’amministrazione Trump, la cui mancanza riduce i rischi di un potenziale surriscaldamento di natura “esterna” almeno fino alla metà del prossimo anno. Insomma, la Federal Reserve potrebbe avere un compito più agevole nel proseguire sul sentiero di policy monetaria in un contesto di economia al pieno impiego.

Da non sottovalutare, comunque, alcuni pericoli del secondo semestre, come quello legato al rialzo del limite del debito, che potrebbe portare volatilità in autunno, nel caso in cui il Congresso USA non riuscisse a individuare un’intesa entro la fine dell’estate.

In sintesi, prevediamo riunione con l’esito di cui sopra, e scarsi / nulli impatti sul mercato finanziario. Il prossimo rialzo tassi potrebbe rivelarsi a settembre, superato il quale prenderà il via una pausa preparatoria dell’avvio del programma di riduzione dei reinvestimenti.

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