Investire sul rublo, tutto dipende dal petrolio?

La Russia sembra essere uscita definitivamente dalla recessione. Il primo trimestre dell’anno ha infatti visto un buon consolidamento della ripresa economica, con un tasso di crescita del Pil pari a +0,5% a/a, mentre la stima flash per il secondo trimestre ha superato le proiezioni di consenso del +1,7% a/a registrando un’accelerazione al +2,5% a/a, la crescita più intensa da oltre tre anni.

A questo punto, stando a quanto affermano le ultime previsioni dell’FMI, l’uscita dalla recessione che ha afflitto il Paese tra il 2015 e il 2016 dovrebbe essere definita da una crescita dell’1,4% a/a del PIL sia per il 2017 che per il 2018.

I rischi non mancano

Ad ogni modo, nonostante l’andamento congiunturale favorevole e le previsioni positive, esistono ancora degli importanti elementi strutturali che sono in grado di mettere a rischio lo sviluppo domestico.

Sicuramente, tra i dati positivi vi è il fatto che in uno scenario di dipendenza dell’apparato industriale dal mercato degli idrocarburi, gli effetti del prolungamento degli accordi sui tagli produttivi tra paesi OPEC e non-OPEC (con il Brent che ha consolidato sopra 50 dollari al barile da fine luglio) sembrano contribuire a un miglioramento del clima di fiducia della domanda interna, nonché a un allentamento delle tensioni fiscali.

Peraltro, il recente e positivo incontro tra Russia e Arabia Saudita sembra aver giovato alle prospettive future.

Gravano comunque altri fattori di debolezza strutturale. Si pensi al fatto che la piramide demografica russa è sempre più caratterizzata dal progressivo invecchiamento della forza lavoro, e ancora al fatto che il reddito privato è ancora compresso dai modelli tradizionali di risparmio, che le infrastrutture sono sottodimensionate e che le istituzioni non sembrano premiare in misura incisiva delle dinamiche di mercato efficienti.

Tali pesi sembrano influenzare negativamente gli sviluppi futuri dell’economia nazionale, tanto che probabilmente la durata e la resistenza della ripresa agli eventuali shock futuri, dipenderanno dalla capacità del governo di poter implementare riforme strutturali ad hoc. E, considerato che le elezioni sono fissate a marzo 2018, in prossimità di tale appuntamento non sono escluse interessanti variazioni.

Che cosa farà la CBR

Il raffreddamento dei prezzi in vigore in Russia sta lasciando spazio alla Banca Centrale di Russia (CBR) per riavviare il ciclo espansivo nella seconda metà del 2017. Nel mese di agosto, ultimo dato al quale è possibile riferire una statistica ufficiale, la variazione annualizzata dell’indice headline dei prezzi al consumo ha decelerato dal 3,9% al 3,3%, consolidando così il processo di riassorbimento dell’inflazione entro l’obiettivo del 4% e segnando un minimo storico.

Contemporaneamente, l’inflazione core ha registrato il quinto minimo storico consecutivo toccando il 3,0%. La dinamica disinflattiva è sicuramente più netta rispetto a quanto suggerirebbero le principali previsioni di mercato e sembra essere determinata soprattutto da tre fattori distinti: da una parte il già rammentato raffreddamento dei prezzi dei beni, con specifica incisività per quelli alimentari ed agricoli (-0,4% a/a in agosto); da una seconda parte il rafforzamento del rublo; dalla terza parte un aumento molto graduale dei consumi privati.

Peraltro, l’andamento dei prezzi sembra stia beneficiando non solamente di fattori transitori, quanto anche da un’azione attenta dell’istituto monetario russo, che ha spinto per una conferma della retorica restrittiva, che ha contraddistinto e ha accompagnato i tagli del tasso di riferimento tra marzo e giugno fino al raggiungimento dell’attuale livello del 9,0%.

Previsioni sulla valuta

Per quanto concerne le future evoluzioni del rublo, è ben possibile che il recupero del petrolio possa favorire l’apprezzamento della valuta russa. Il rinnovo dei tagli produttivi, in accordo con l’OPEC, resta probabilmente il fattore più decisivo per il rublo, che dunque potrebbe beneficiare dell’estensione degli accordi sui tagli all’offerta fra produttori, che verranno discussi il prossimo 30 novembre a Vienna nel meeting OPEC.

Potrebbero però pesare sull’evoluzioni valutaria le tensioni geopolitiche in Siria e in Nord Corea ma anche con gli stessi Stati Uniti.

Insomma, la Russia torna a crescere in maniera rilevante, ma il Paese deve ancora fare i conti con i suoi limiti strutturali, a partire dal crollo del potere d’acquisto della classe media e dall’instabilità del rublo.