Previsioni Forex gennaio 2018, meglio puntare sull’euro

L’inizio del 2018 dovrebbe confermare i buoni propositi di fine anno scorso, quando diversi segnali sembravano indicare l’evidenza di alcune forze relative dell’euro nei confronti del dollaro statunitense e delle altre principali controparti valutarie.

Vediamo dunque come muoversi in ottica Forex, condividendo con tutti voi qualche utile spunto per poter arrivare alla definizione di una migliore strategia valutaria.

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Euro, nuova forza per la valuta unica

Nel suo ultimo meeting per il 2017, tenutosi lo scorso 14 dicembre, la Banca Centrale Europea ha ulteriormente ribadito la propria policy su tassi e quantitative easing, ma nel contempo ha anche scelto di incrementare le proprie stime di crescita grazie alle nuove elaborazioni compiute dallo staff. In quell’occasione, Draghi ha poi sottolineato come la politica monetaria stia accompagnando efficacemente la ripresa, ma come si renda ancora necessario – affinché l’inflazione raggiunga il target della BCE (tendente al 2%) – la conferma della stessa policy, pur con uno sguardo evidentemente vigile.

Appare evidente altresì come nel suo complesso il messaggio di Draghi non abbia offerto delle novità di particolare rilievo rispetto a quanto era già stato reso noto con il comunicato e le dichiarazioni al termine della precedente riunione, tenutasi alla fine del mese di ottobre, e che dunque bisognerà attendere la prossima riunione (la BCE tornerà a riunirsi il 25 gennaio) per poterne sapere di più.

Si tenga tuttavia conto che nonostante questo scenario di sostanziale conferma dell’approccio espansivo, l’inizio di 2018 ha visto una forte accelerazione del cambio euro / dollaro, salito a ridosso di 1,21 e ai massimi da quasi 3 anni, confermando quindi uno scenario di forza relativa della moneta unica che potrebbe durare anche nel corso delle prossime settimane, permettendo alla valuta unica europea di consolidare le posizioni almeno fino all’esito del meeting del 25 gennaio.

Nel lungo termine potrebbe altresì prevalere la forza dell’euro, ma solamente alla fine delle misure espansive BCE, con un possibile ritorno in area 1,18 e poi un rimbalzo a 1,22 in un orizzonte temporale di più ampio respiro.

Dollaro, il focus torna su inflazione e Trump

Dall’ultimo meeting FOMC del mese di dicembre, e dalla successiva pubblicazione dei verbali, non sono emerse particolari novità agli occhi degli analisti, che rimangono dunque sempre più concentrati a monitorare l’evoluzione dell’inflazione (considerata come dato macro di maggiore rilievo) e gli effetti della politica fiscale di Donald Trump nel corso del 2018, dopo la faticosa approvazione.

Per quanto concerne i verbali della Federal Reserve relativi alla riunione del mese di dicembre, il loro contenuto non ha offerto particolari novità in merito al sentiero dei tassi nel 2018, ma ha confermato un discreto ottimismo riguardo la crescita economica del Paese e la piena occupazione del mercato del lavoro. L’incertezza sull’evoluzione dei prezzi condiziona le proiezioni per i tassi nel 2018, lasciando dunque margini per incrementi e – soprattutto – decrementi rispetto alla previsione di tre rialzi per il 2018, stima che continua ad essere valutabile come mediana, e che contribuisce a dipingere uno scenario che appare ancora di supporto al recupero del dollaro. Sullo sfondo rimane comunque decisivo anche l’apporto che potrebbe dare l’applicazione della riforma fiscale negli Stati Uniti, il cui iter di approvazione è stato più veloce di quanto atteso, ma i cui effetti sono piuttosto aleatori e scarsamente prevedibili.

Sterlina, ancora un anno di attenzione su Brexit

Così come le riunioni di BCE e Fed, anche il meeting della Bank of England relativo al mese di dicembre si è chiuso senza particolari sorprese, e le quotazioni della sterlina britannica sono risultate essere sorrette in maniera importante dai positivi progressi nei negoziati fra UE e Gran Bretagna, ora arrivati alla fase due.

Per quanto concerne il comunicato sulla riunione della BoE, la banca centrale ha preso atto dei progressi nei negoziati tra il Regno Unito e l’Unione Europea ma ha anche ribadito che, in circostanze eccezionali, è possibile bilanciare la velocità con cui l’inflazione è salita e ha superato l’obiettivo con il sostegno che la politica monetaria deve fornire all’attività economica. In altri termini, l’istituto monetario ha sì riconfermato il proprio focus sul processo di Brexit, e sì confermato di voler mantenere una piena libertà per adeguare la propria azione in base alle esigenze del momento.

Infine, la BoE ha segnalato come eventuali aumenti del tasso saranno ad un ritmo graduale e in misura limitata. In conclusione, l’atteggiamento cauto della Banca centrale inglese (prossimo meeting l’8 febbraio), pur prendendo atto degli sviluppi Brexit, non sta conducendo in forte rialzo la sterlina, che consolida contro l’euro e guadagna marginalmente contro dollaro.

Nei prossimi mesi, la conduzione regolare dei negoziati della “fase due” potrebbe avere il merito di riportare l’attenzione sull’andamento dell’economia e favorire dunque il recupero della valuta.

Yen, tassi fermi per la Boj

Nel corso della riunione che si è conclusa il 21 dicembre scorso, la Bank of Japan ha voluto confermare i tassi a breve nella misura di -0,10% e l’obiettivo sui rendimenti a lunga a zero, confermando poi la volontà di proseguire nel controllo della curva dei rendimenti dei JGB (i titoli di stato giapponesi).

In diverse dichiarazioni rilasciate sul finire dello scorso anno, il governatore Boj Kuroda aveva lasciato intendere che l’istituto monetario avrebbe potuto pensare di ricalibrare i parametri della propria azione ma, nella sede più ufficiale, quale la conferenza stampa post-riunione, ha invece ritenuto che queste non preludevano ad un imminente cambio di policy.

Nei prossimi mesi, nel caso in cui si dovesse concretizzare una ricalibrazione dell’azione della BoJ, sarà probabilmente modesta e non dovrebbe disturbare l’allargamento atteso dei differenziali di tassi, lasciando inalterato il nostro scenario di possibile indebolimento dello yen.

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