Trump, squadra amministrativa quasi al completo

Donald Trump continua a tirare le somme e a ottimizzare i nomi della propria amministrazione. Peraltro, le nomine degli ultimi giorni non sembrano certo sorprendere gli analisti, e si inseriscono molto bene nel proprio oramai consueto tenore.

Mnuchin confermto come segretario del Tesoro

In un periodico aggiornamento delle vicende del neo presidente statunitense, informiamo anzitutto come Mnuchin sia stato confermato nel suo ruolo di segretario del Tesoro. Mnuchin dovrà dunque condurre le iniziative dell’Amministrazione Trump in alcuni dei punti più importanti del programma (e attesi un po’ da tutti, Fed in primis). Si pensi, a titolo di esempio, alla conduzione delle azioni fiscali o a quelle relative alla regolamentazione del sistema finanziario.

Nei prossimi giorni si attendono invece le nomine dei vertici del ministero, nella consapevolezza che il lavoro del segretario del Tesoro potrebbe sovrapporsi con quello di G. Cohn, il direttore del National Economic Council, con possibile (o meno!) collaborazione sui temi economici.

Trump perde un pezzo

Intanto, a un pezzo che si aggiunge, un pezzo viene perso. Si tratta di Flynn, il National Security Adviser del presidente Trump, che a circa un mese dall’inizio del suo incarico ha rassegnato le dimissioni dopo che sulla stampa erano emersi alcuni suoi contatti con il governo russo alla fine del mese di dicembre, e dunque ancora prima della sua nomina. Il contenuto dei contatti, d’altronde, inchiodava Flynn alle sue responsabilità politiche: l’oramai ex adviser aveva infatti rassicurato l’ambasciatore russo in diverse telefonate sulla probabile riduzione delle sanzioni che il presidente Obama aveva invece previsto, e che erano collegate alle intromissioni russe nella campagna elettorale poi vinta dallo stesso Trump.

Flynn aveva dichiarato di non aver esplicitamente parlato delle sanzioni e di aver compiuto una sola telefonata al Cremlino. In realtà, la verità – rivelata sulla base delle registrazioni che sono ordinariamente effettuate sulle linee con la Russia – hanno svelato una condizione ben diversa, mettendo così in serio dubbio l’affidabilità di Flynn nel suo ruolo di adviser, e – peraltro – indicando la violazione dela legge secondo cui privati cittadini (tale era Flynn a dicembre, considerato che non era ancora stato nominato nel suo ex ruolo) non possono intervenire in simili modi in questioni di politica estera.

A prendere il posto di Flynn sarà ora Kellogg, Chief of Staff del National Security Council: si tratta di una posizione ad interim, temporanea, ma non è detto che non si scelga di confermarlo successivamente in pianta stabile.

Trump: la realtà è più soft delle apparenze?

Sempre a proposito delle ultime novità che arrivano dalla Casa Bianca, non può certamente passare inosservato un parziale cambio di tenore da parte di alcune dichiarazioni in materia di commercio internazionale e di politica estera, con Trump che sembra adottare ora una versione meno conflittuale di quanto potesse inizialmente immaginarsi, grazie anche all’insediamento di alcuni ministri che hanno posizioni più soft.

Negli ultimi giorni è dunque emerso, a mezzo stampa, che la nuova Amministrazione USA starebbe valutando di definire la manipolazione della valuta come un sussidio praticato da ogni Paese, senza pertanto indicare nessuna nazione in particolare. Un modo – sembra – per poter evitare scontri frontali con ognuno e, in particolar modo, con la Cina.

Per quanto infine attiene il blocco dell’immigrazione, come noto un giudice federale della Virginia ha deliberato che l’ordine esecutivo è probabilmente incostituzionale e dunque non sarà applicato nel Paese. Trump starebbe valutando se ritirare l’ordine e sostituirlo con uno più limitato o, in alternativa, andare in ricorso alla Corte Suprema. La prima possibilità sembrerebbe essere quella più spendibile e meno dura.

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