Petrolio, tutto ciò che occorre sapere per un investimento sicuro

Il Petrolio viene definito, non a caso, Oro nero. Ancora oggi è, metaforicamente parlando, la benzina che muove l’economia mondiale. E chissà ancora per quanto. Sebbene alcune stime pessimistiche (non per gli ambientalisti) ritengono che tra qualche anno, forse uno o due decenni, le riserve naturali termineranno, e nonostante l’uso di energie rinnovabili alternative stia sempre più incalzando, questa materia prima viene considerata ancora tra le più importanti. Parliamo del Petrolio consultando le guide per investire di webeconomia.it , e in questa sede intendiamo darvi tutte le informazioni utili per investire al meglio su questo combustibile. Cos’è, come e dove si estrae maggiormente, l’Opec, la sua quotazione, ecc.

Petrolio, cenni sulla sua natura

Il petrolio è un combustibile, il cui nome deriva dal latino “olio di roccia”. Al suo stato grezzo, ossia appena estratto dagli strati superiori della crosta terrestre, è una mescolanza di diversi idrocarburi, la cui composizione varia a secondo del luogo di provenienza. Immancabili, come tutti i combustibili, idrogeno e carbonio; ma anche sostanze non essenziali alla combustione, dette “impurità” come lo zolfo. Per essere utilizzato viene lavorato, o per meglio dire, raffinato. Così da ottenere elementi di largo consumo comune come gpl, benzina, nafta, cherosene, gasolio, olio lubrificante, bitume. Sebbene venga, come detto nell’incipit, chiamato Oro nero, in realtà può variare da un nero intenso al marrone scuro. Passando per bluastro, verdognolo, perfino arancione. Il colore dipende dalla superficialità o meno della crosta terrestre in cui viene estratto il petrolio. Più è profonda, più il colore è scuro.

Ma come si forma il Petrolio? In genere ha origine dal cosiddetto sapropelite (o sapropel), una melma pastosa di colore nerastro che si forma mediante il deposito, in acque stagnanti, di sostanze organiche come resti e gusci di microrganismi. Nonché di alghe unicellulari in putrefazione. Se essi sono di origine vegetale, danno vita al carbon fossile, altrimenti, se di origine animale formano le rocce madri petroligene. Queste rocce, soggette negli anni a pressioni, rilasciano con il tempo idrocarburi liquidi e gassosi. I quali filtrano fino a quando non trovano uno sbarramento naturale formato da rocce impermeabili o acqua.

Come si estrae il Petrolio

Una volta individuati i giacimenti – un procedimento lungo ed oneroso, in quanto si devono individuare le rocce potenzialmente creatrici di petrolio, per poi proseguire con la cosiddetta “analisi delle onde di ritorno” per capire se il sottosuolo contiene idrocarburi – si passa all’estrazione tramite perforazione. La quale può avvenire a terra o in mare. Viene montato uno scalpello rotante sostenuto da aste metalliche a loro volta comprese in una torre, chiamata derrick, alta fino a 50 metri. Lo scalpello perfora il terreno fino ad una profondità di 8mila metri. Poi si perforano altri pozzi di delimitazione nelle circostanze, per creare così il cosiddetto giacimento. Tale operazione può durare anche oltre un anno. La perforazione in mare segue procedure diverse, utilizzando piattaforme mobili autosollevanti o galleggianti per arrivare fino a 1500 metri. Per perforazioni più ampie si ricorre a grosse navi.

Una volta partito il cantiere per l’estrazione del petrolio, tutto avviene in maniera automatica tramite i macchinari: un terzo del petrolio presente risale il pozzo spinto dalla pressione di acqua e gas presenti nel giacimento stesso. Un altro venti-trenta percento sale su iniettando nel giacimento acqua, gas o emulsioni, vapori o solventi (che staccano altro petrolio). Il restante 40% resta invece nella roccia. Ad oggi, infatti, non esistono tecnologie in grado di estrarlo. Diversi tra i Paesi maggiori estrattori di Petrolio hanno dato vita all’Opec, al fine di avere un maggiore potere negoziale. Essi sono: Algeria, Angola, Arabia Saudita, Ecuador, Emirati Arabi uniti, Gabon, Indonesia, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar e Venezuela.

Come viene raffinato il Petrolio

Il petrolio estratto nel suo stato grezzo viene trasportato negli impianti di raffinazione. Mediante raffinazione si separano i vari idrocarburi in base alla diversa temperatura di ebollizione. Le quali sono tanto elevate quanto è maggiore il numero di atomi di carbonio presenti.

Come investire nel Petrolio: differenza tra Brent e Wti

Una volta saputo cos’è il petrolio, come si estrae e si raffina, vediamo in che modo viene quotato sui mercati finanziari internazionali. Esistono due tipologie di petrolio: il Brent e il WTI.

Il primo è quello di tipo europeo. Il nome “Brent” deriva da un giacimento ubicato nel Mare del Nord, scoperto negli anni ’70 al largo della Scozia. Sebbene oggi definisca la produzione di 19 campi petroliferi, comunque sempre situati in quell’area geografica. Il secondo è invece quello americano. WTI sta infatti per West Texas Intermediate, conosciuto anche come Texas Light Sweet. Per le sue caratteristiche chimico-fisiche è considerato molto pregiato.

Brent e WTI sono quotati sul NYMEX (New York Mercantile Exchange) di New York e sull’IntercontinentalExchange di Atlanta, mediante contratti per consegna immediata, definiti spot o futures. L’unità di scambio è costituita da lotti indivisibili di 1000 barili. Non hanno mai lo stesso prezzo, sul quale incide, oltre la qualità, anche la domanda e i costi di trasporto. Il barile è un’unità di volume che corrisponde a 159 litri, o 42 galloni statunitensi. In kg, invece, corrisponde a 140.

Occorre poi distinguere il barile di petrolio equivalente (il cosiddetto boe), che si basa sulla conversione in metri cubi (o piedi cubici) delle sostanze gassose in litri. A quale scopo? Al fine di poter sommare insieme le diverse tipologie di idrocarburi sotto la stessa unità di misura.

Come investire nel Petrolio: cosa sono gli ETC e quali scegliere

A questo punto, viene da chiedersi: come è possibile guadagnare sul prezzo del Petrolio? Mediante strumenti finanziari ad hoc che rispecchiano più o meno fedelmente l’andamento del greggio. Su tutti, i più consigliati sono gli ETC (acronimo di Exchange Traded Commodities). Gli ETC sono emessi a fronte dell’investimento diretto, da parte dell’emittente, direttamente in materie prime fisiche oppure in contratti derivati. Come scegliere gli ETC giusti? Gli esperti di WebEconomia consigliano di valutare alcuni parametri, quali:

  1. i costi di gestione: oltre alla commissione in entrata e in uscita da elargire al nostro intermediario, bisogna considerare spese di gestione annue che oscillano tra lo 0,3% e l’1%. Occhio poi alla grandezza.
  2. il grado di liquidabilità che offrono, ossia la possibilità di uscire facilmente dalla posizione. Meglio preferire strumenti con volumi che garantiscano una vendita del titolo senza perdite di tempo e di denaro.
  3. la loro fiscalità. Meglio sempre preferire strumenti cosiddetti armonizzati, come quelli quotati proprio a Piazza Affari. Milano. Quelli non armonizzati, presenti ad esempio su piazze americane, implicano un trattamento fiscale sfavorevole essendo soggette ad aliquota marginale.

Per capirne la complessità, basta solo dire che a Piazza Affari, ad esempio, sono quotati complessivamente circa 200 ETC. Tra cui 25 hanno come sottostante il petrolio. Gli strumenti a disposizione replicano sia il Brent che il WTI. Con diverse posizioni: quelle long (in acquisto), short (in vendita) o in leva (che moltiplicano x volte l’esposizione).

In conclusione, se si vuole investire sul Petrolio, occorre prendere in considerazione più fattori giacché non è una cosa da fare con leggerezza. L’aiuto di un esperto è consigliabile.