Banche Venete ad Intesa, che piano si attuerà adesso? Quali le cause della liquidazione?

Una bufera non inattesa ma annunciata, “un’operazione necessaria ed urgente” ha commentato il Presidente Gentiloni: la crisi e la liquidazione dei due istituti di credito, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca era palese agli occhi di tutti. Sofferenze concrete e debiti, “buchi in bilancio” dovute da crisi cronica che investe strutturalmente il comparto bancario ma, soprattutto, per variabili endogene alle strutture organizzative ed all’avidità e all’ingordigia che ha sempre contraddistinto il Top management dei due istituti di credito veneti.

Banche Venete: una “crisi” annunciata

Crisi del comparto bancario, necessità di ristrutturazione, un destino che era prevedibile ed era sotto la lente di tutti, azionisti ed obbligazionisti. Il Top Management delle Banche non poteva negare di essere all’oscuro di tutto e le cause non sono solo esogene ma, soprattutto, di natura intrinseca ed endogena alle Banche Venete:

  1. le difficoltà di Corporate governance determinate dalla presenza di Top Manager che non accettavano l’idea di collaborazione in team, facciamo riferimento a Consoli per Veneto Banca e a Zonin per la Banca Popolare di Vicenza.
  2. la dimensione piccola e media è stata ostativa a “reggere” al peso della crisi economica mondiale, alla concorrenza dei grandi gruppi bancari presenti sul mercato comuntario, le oscillazioni del mercato e la presenza pedissequa di crediti deteriorati,
  3. la veste giuridica, la forma di società cooperativa che per una banca di respiro internazionale, irrigidisce la struttura finanziaria.

Ecco le cause principali che hanno condotto nel fine weekend della settimana appena conclusa di fare intervenire il Governo italiano per prendere una decisione risolutiva.

Gli interventi statali e l’intervento di Banca Intesa

La Banca Centrale Europea è intervenuta venerdì scorso affermando che le Banche venete dovevano essere considerate in condizione di fallimento accertato o molto probabile, e ha rimesso al Comitato unico di risoluzione (SRB) la decisione sul loro destino.

Domenica Il Governo ha avviato le due banche alla fase di liquidazione. Padoan è intervenuto e ci ha spiegato quali sono state le decisioni prese: “una liquidazione pura e semplice avrebbe comportato una crisi drammatica per un territorio che sta trainando l’Italia nella ripresa economica, dato che le due banche avevano tra i loro clienti 200mila imprese. Avrebbe creato disagi tra i correntisti, i depositanti e i risparmiatori che hanno investito in obbligazioni di quelle banche. Avrebbe probabilmente costretto l’intero sistema bancario italiano a sobbarcarsi il costo della tutela obbligatoria dei depositanti, con ripercussioni sul grado di patrimonializzazione di molte banche, e creato una grave incertezza tra i risparmiatori tutti.

Per questa ragione abbiamo deciso che la liquidazione andava assistita da aiuti di Stato. Che – contrariamente a quanto spesso, erroneamente, si sostiene – non sono vietati in Europa, purché vengano erogati rispettando regole precise. Come abbiamo fatto noi, dato che la Commissione ha riconosciuto la correttezza dell’intervento pubblico”, ha spiegato Padoan.

Il ruolo di Banca Intesa nel salvataggio delle Banche Venete

Gli aiuti statali hanno reso possibile l’acquisto da parte di Banca Intesa di un gruppo aziendale che salva migliaia di posti di lavoro, garantisce continuità al credito per le imprese e gli artigiani, e previene disagi alle famiglie e ai risparmiatori (tra le obbligazioni garantite da Banca Intesa ci sono anche le obbligazioni ordinarie, che devono essere regolarmente rimborsate alla scadenza).

“Non abbiamo salvato due banche che non stavano in piedi. Abbiamo invece liquidato le banche e salvato lavoratori, risparmiatori e imprese. Cioè l’economia del territorio. Anche in questo caso, come nelle precedenti crisi, abbiamo utilizzato gli strumenti giuridici più adatti, confrontandoci con vincoli spesso complessi, dialogando costruttivamente con le istituzioni dell’Unione, e facendo i conti con risorse spesso limitate. In questo caso Banca Intesa, una banca ben gestita e fortemente patrimonializzata, è stata una risorsa per il Paese”, ha ribadito Padoan.

Banca Intesa: Avrà valutato bene il piano?

Banca Intesa, adesso deve fare i conti del salvataggio di Popolare Vicenza e Veneto Banca: chiudere 600 filiali su 982 e di ricorrere a 3.900 esuberi volontari, 2500 per il gruppo e il resto per le banche venete (11mila gli addetti totali).

Aiuti dallo Stato circa 1,285 miliardi e Banca Intesa inietta 5 miliardi di euro per far fronte ad esigenze di liquidità sul mercato creditizio; intanto, il titolo del gruppo vola in Borsa. Il Presidente Gian Maria Gros-Pietro mette in evidenza che «Intesa Sanpaolo prende a suo carico depositi e obbligazioni senior delle due banche venete, parliamo di circa 20-30 miliardi. Il prezzo di un euro è un prezzo simbolico”.

Dal comunicato stampa di Banca Intesa, pubblicato in data 26 giugno 2017, si legge “L’intervento di Intesa Sanpaolo permette di evitare i gravi riflessi sociali che sarebbero altrimenti derivati dalla procedura di liquidazione coatta amministrativa delle due banche, salvaguardando l’occupazione delle persone che vi lavorano, i risparmi affidati da circa 2 milioni di famiglie e l’attività di circa 200 mila imprese finanziate e conseguentemente l’occupazione di 3 milioni di persone nelle regioni che registrano la maggiore crescita economica del Paese.

L’acquisto riguarda un perimetro segregato che esclude i crediti deteriorati (sofferenze, inadempienze probabili e esposizioni scadute), le obbligazioni subordinate emesse, nonché partecipazioni e altri rapporti giuridici considerati non funzionali all’acquisizione. Peraltro, a titolo di ristoro per i piccoli risparmiatori detentori di obbligazioni subordinate emesse dalle due banche, Intesa Sanpaolo stanzierà complessivamente 60 milioni di euro, che includono un importo come proprio intervento in aggiunta alla quota parte prevista del contributo del sistema bancario.

Il perimetro oggetto di acquisto include, oltre alle attività e passività selezionate di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, anche il contributo delle partecipazioni in Banca Apulia S.p.A. e Banca Nuova S.p.A, in SEC Servizi S.c.p.a., in Servizi Bancari S.c.p.a. e, subordinatamente all’ottenimento delle relative autorizzazioni, nelle banche con sede in Moldavia, Croazia e Albania, e riguarda in particolare:

– crediti in bonis diversi da quelli ad alto rischio per circa 26,1 miliardi di euro,

– attività finanziarie per circa 8,9 miliardi di euro,

– attività fiscali per circa 1,9 miliardi di euro,

– debiti verso clientela per circa 25,8 miliardi di euro,

– obbligazioni senior per circa 11,8 miliardi di euro,

– raccolta indiretta per circa 23 miliardi di euro, di cui circa 10,4 miliardi di risparmio gestito,

– circa 900 sportelli in Italia e circa 60 all’estero, inclusa la rete di filiali in Romania,

– circa 9.960 persone in Italia e circa 880 all’estero”.

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