Uber: i numeri del 2016 non sono così buoni

Uber ha svelato i suoi numeri globali di bilancio, operando con audacia perché non essendo una società quotata in borsa non è tenuta a farlo. Ma l’operato, la condotta e la stessa natura del colosso della sharing economy sono da sempre speciali e l’obiettivo della pubblicazione die conti è alquanto chiaro: dimostrare che la società è certamente in rosso ma può farcela, perché si trova al centro di una rivoluzione che sta cambiando il mondo passo dopo passo, che sta modificando le abitudini dei consumatori e che sta aprendo un nuovo modello economico in tutto l’universo.

Questa è stata la ragione per la quale Uber ha deciso di mostrare un risultato che sulla carta potrebbe risultare preoccupante, ma che nella realtà è la solida base di un’attività futura dai tratti luminosi. I conti hanno infatti rivelato che Uber ha più che raddoppiato il valore delle corse che sono state prenotate assestandolo a 20 miliardi di dollari. I ricavi netti della società sono stati di 6.5 miliardi di dollari nel corso del 2016, mentre le perdite nette di 2.8 miliardi di dollari, escluso il business cinese che è stato venduto nello scorso esercizio finanziaria.

La valutazione di Uber si aggirerebbe quindi sui 70 miliardi di dollari e la stessa società non ha dettagliato i risultati economici conseguiti nel corso del primo trimestre del 2017, limitandosi ad affermare che i numeri hanno rispettato appieno le aspettative del gruppo.

La situazione complessiva si dimostra molto speciale e servono ancora numerosi punti fermi perché la società di trasporti con conducente possa essere dichiarata stabile. Secondo gli analisti serve una ‘prima linea completa’ perché il business sta crescendo giorno dopo giorno. Basti pensare che nell’ultimissimo trimestre del 2016, quello che di solito tira le file di un anno di lavoro, le vendite sono salite del 74% rispetto al mese precedente e le perdite si sono ampliate toccando quota 6.1%. L’andamento dei ricavi è ben diverso rispetto a quello delle perdite e il conto è in rosso completo. Uber ha finora bruciato 8 miliardi di capitale ma ne ha in saccoccia ancora 7 di buoni, tutti da spendere per sostenere l’enorme crescita e la grande richiesta dei suoi servizi. Si tratta, quindi, di una situazione più unica che rara e gli stessi analisti stanno meditando sul giudizio da esprimere. Uber è, infatti, una società che si muove su un terreno nuovo e gli studiosi non hanno basi di comparazione per potere sostenere se questa situazione finanziaria possa essere considerata buona o pericolosa. Il settore si lega, inoltre, a un modello di business, raro anch’esso e quindi difficile da comparare per poter dare un giudizio completo sulla sua stabilità economica e finanziaria.

Secondo gli analisti e i professori universitari Uber è indubbiamente una macchina brucia soldi, ma anche un modello unico, che merita di essere studiato e compreso per capire il suo funzionamento, come modello di impresa ma anche e soprattutto in relazione alle nuove forme di economia che stanno popolando il mercato internazionale e che, molto spesso, ne hanno cambiato il volto e le regole.