Ape e ape social: le ultime novità

Questo Ottobre 2016 sta diventando particolarmente caldo con tutte le notizie che si susseguono sul cosiddetto APE, o anticipo pensionistico.

Ovviamente c’era da aspettarselo, perché ci si riferisce ad un tema, quello delle pensioni, che interessa una larga fetta di Italiani che vorrebbero vedere riconosciuto il loro diritto al riposo dopo decenni trascorsi sul posto di lavoro.

Purtroppo le notizie continuano a derivare da indiscrezioni e tardano ad avere una conferma ufficiale, però, di certo c’è che qualcosa si stia muovendo.

Legge di Bilancio per il 2017

Lo scorso 15 ottobre il consiglio dei ministri ha varato la manovra economica relativa al 2017, la cosiddetta Legge di Bilancio, ed in essa il capitolo delle pensioni è stato quello che ha giocato un ruolo di primaria importanza.

Vediamo, allora, di vedere quali siano state le ultime novità introdotte dalla Legge di Bilancio in materia di APE e APE Social.

Ape volontaria: le conferme

Per quanto riguarda l’Ape volontaria, ovvero l’anticipo pensionistico richiesto dal lavoratore e il cui prestito risulta interamente a carico di quest’ultimo, è stata confermato il requisito anagrafico. In pratica, avranno la possibilità di accedere a questa prima fase sperimentale nel biennio 2017-2018 tutti quei lavoratori ai quali manchino solo 3 anni e 7 mesi per il raggiungimento della pensione di anzianità (il cui limite attualmente è fissato a 66 anni e 7 mesi).

Riassumendo, quindi, per poter accedere all’APE volontaria, a partire dal 2017 sarà necessario essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • Età anagrafica di 63 anni all’interno del biennio 2017-2018,
  • Avere almeno 20 anni di contributi versati.

Sempre maggiore interesse verso l’APE social

C’è da dire, però, che viste le condizioni non proprio allettanti dell’APE volontaria, con la rata di restituzione del prestito che si aggirerà tra il 4.6 e il 4.7%, l’attenzione die lavoratori si sta spostando sempre di più verso la cosiddetta APE agevolata, ormai nota ai più come APE Social.

In questo caso, infatti, è lo Stato stesso a farsi carico della restituzione del prestito legato all’anticipo della pensione, ed è proprio per questo motivo che rientrare in questa categoria potrebbe significare un’uscita anticipata dal mondo del lavoro senza alcuna spesa aggiuntiva per l’utente.

L’Ape social, però, come ricorda il nome stesso, non è per tutti ma è destinato a quella categoria di lavoratori svantaggiati per varie motivazioni.

Vediamo, allora, quali sono queste categorie di lavoratori in difficoltà e come queste potrebbero accedere al programma di sperimentazione dell’Ape agevolata.

È stato confermato il numero di 4 categorie di lavoratori che potrebbero accedere all’APE SOCIAL, ovvero:

  1. I disoccupati,
  2. I lavoratori che abbiano gravi problemi di salute,
  3. I lavoratori che assistono familiari disabili,
  4. Coloro che hanno a che fare con i lavori cosiddetti usuranti.

Per le prime 3 categorie è stato fissato il limite minimo di 30 anni di contributi, mentre per la quarta categoria (probabilmente quella che interessa al maggior numero di italiani), il numero minimo di contributi richiesto per poter accedere alla APE social è salito a almeno 36 anni di contributi.

Di sicuro queste due ultime condizioni, fondamentali per l’eventuale accesso all’Ape Social non sono piaciute ai Sindacati, perché, come si evince dalle parole della Camusso, segretario della CGIL, „si scontrano con la ragione delle pensioni di vecchiaia che normalmente è quella del lavoro delle categorie discontinue“. Staremo a vedere se ci sarà un ripensamento o un alleggerimento delle condizioni di contribuzione da parte del governo.

Ape social anche per le maestre d’infanzia

Sempre rimanendo nell’ambito dell’Ape agevolata, vogliamo ora fare riferimento ad un’importante novità che riguarda il mondo del lavoro, ed in particolare quello della scuola.

Nella lista dei lavori usuranti è entrato a far parte anche quello di insegnante delle scuole d’infanzia (ovvero il vecchio asilo, la scuola dei bimbi compresi tra 3 e 6 anni). Ciò si traduce, prima di tutto, in una riduzione dell’età pensionabile delle insegnati d’asilo, che passa da 66 anni e 7 mesi a 63 anni.

Un bel balzo positivo che viene riconosciuta a questa, come unica categoria di lavoro usurante appartenente al mondo della scuola.

A ciò si aggiunge che le docenti della scuola d’infanzia potranno entrare a far parte della sperimentazione dell’Ape social, sempre che avranno maturato le condizioni necessarie fissate dal governo:

  • Almeno 36 anni di contributi versati,
  • Non superare il limite di 1.350 euro lordi di pensione.

Secondo le ultime stime, saranno ben 60.000 gli insegnanti che potrebbero entrare a far parte della sperimentazione APE, ma di questi ricordiamo che solo le insegnati delle scuole d’infanzia possono avere diritto all’Ape social, con gli opportuni requisiti.

Ape per i lavoratori precoci

Concludiamo il nostro excursus tra le novità della riforma sull’anticipo pensionistico, parlando di una categoria di lavoratori che raramente viene mensionata: i cosiddetti lavoratori precoci.

Si tratta di quelle persone che hanno iniziato presto a lavorare (generalmente quando erano ancora minorenni) e che, quindi, avendo maturato giù più di 40 anni di contributi, possono andare in pensione prima del raggiungimento dei 66 anni e 7 mesi, attualmente fissati come limite di età per la pensione di vecchiaia.

Secondo la legge attuale, nel triennio compreso tra il 2016 e il 2018 i lavoratori precoci potrebbero andare in pensione solo dopo 42 anni e 10 mesi di contributi, che si riducono a 41 anni e 10 mesi nel caso delle lavoratrici precoci.

È al vaglio del Governo, una nuova quota di uscita dal mercato del lavoro per questa categoria di persone che prevede un massimo di 41 anni di contributi (la cosiddetta quota 41).

Purtroppo al momento non c’è ancora nulla di certo, tanto che molte sono le manifestazioni dei lavoratori precoci che si stanno susseguendono su tutto il territorio nazionale.

Di sicuro c’è solo che il Governo Renzi ha fissato il requisito fondamentale per poter rientrare a far parte della categoria di lavoratore precoce, ovvero 40 anni di contributi di cui almeno 12 mesi maturati prima del conseguimento die 19 anni di età.

Anche su questo fronte vi aggiorneremo nei prossimi giorni, visto che le eventuali modifiche sono tutte in divenire.

 

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