Titoli di Stato italiani: tassazione interessi e plusvalenze

Vi siete mai chiesti a quanto ammontino e come si pagano le tasse sui titoli di Stato? Il tema è ben più importante di quanto possiate immaginare, visto e considerato che sui rendimenti e sulle plusvalenze che derivano dalla gestione dei titoli di debito pubblico (dai Bot ai Btp) dipende l’effettiva redditività dei vostri investimenti.

Cerchiamo allora di saperne un po’ di più, con una guida completa!

La tassazione sui titoli di Stato italiani

I titoli di Stato italiani sono soggetti a differenti forme di tassazione che, tuttavia, non ci impediscono di generare una discreta omogeneità sul tema. In linea i massima, la tassazione dipenderà sia dalla tipologia di reddito prodotto (la tassazione degli interessi è diversa da quella delle plusvalenze che derivano dalla cessione del titolo) che dal soggetto titolare del titolo considerato (la persona fisica subirà una tassazione diversa da un’impresa commerciale). Facciamo comunque luce, partendo dal regime fiscale cui sono assoggettati i titolari di titoli di Stato.

Regime fiscale titoli di Stato italiani

Come anticipato nelle righe che precedono, la tassazione sui titoli di Stato italiani è differente a seconda del regime fiscale di riferimento, che a sua volta sarà diverso a seconda del soggetto titolare dello strumento finanziario considerato.

Nel dettaglio, le persone fisiche subiranno l’applicazione di un regime fiscale contraddistinto da un’imposta sostitutiva del 12,5%, che sarà applicato con ritenuta alla fonte a titolo definitivo per gli interessi cedolari che sono percepiti al di fuori dell’esercizio di un’attività di impresa. Di contro, le imprese commerciali avranno un sistema di tassazione differente, sulla base del quale gli interessi che vengono percepiti sono considerati interamente nell’ammontare della base imponibile su cui vengono poi calcolate le imposte sui redditi.

Da quanto sopra ne deriva che la tassazione sui titoli di Stato italiani sulle persone fisiche risulta essere più agevolata rispetto a quella riconosciuta nei confronti delle imprese. La ratio è semplice: i titoli di Stato sono una tradizionale importante fonte di destinazione dei risparmi delle famiglie italiani, e il legislatore ha dunque ritenuto utile cercare di riservare a questa classe di titolari di titoli di debito governativi un trattamento agevolato.

Peraltro, si tenga conto come l’aliquota dell’imposta sostitutiva del 12,5% si applica sia nei confronti degli interessi cedolari, sia come differenza tra il prezzo di emissione sotto la pari e il valore di rimborso (ovvero, tra 100 e il prezzo di rimborso). Per i titoli di Stato di breve termine, come i BOT, e per quelli che non prevedono una cedola, come i CTZ, gli interessi su cui viene calcolata l’imposta sostitutiva sarà rappresentata dal differenziale positivo tra il valore di acquisto e il valore di rimborso.

Pagamento delle tasse sui titoli di Stato italiani

A questo punto più di qualcuno potrebbe domandarsi in che modo possono essere pagate le tasse sui titoli di Stato italiani. Ebbene, sempre nel caso di titoli detenuti dalle persone fisiche (ovvero, i risparmiatori che agiscono al di fuori dell’esercizio di un’attività di impresa), ricordiamo come l’imposta sostitutiva sia applicata direttamente dall’intermediario mediante il sistema di ritenuta alla fonte a titolo di imposta definitiva. In altre parole, sarà la banca (tradizionalmente identificato nell’intermediario attraverso cui “passano” la maggior parte delle operazioni sui titoli di Stato da parte dei propri clienti) ad occuparsi di tutto, trattenendo la tassazione alla fonte.

In altri termini ancora, il contribuente non dovrà fare alcunché, e sia da un punto di vista sostanziale (versamenti, ecc.) sia da un punto di vista formale (indicazione delle plusvalenze in dichiarazione dei redditi, ecc.).

Al fine di poter fruire delle semplificazioni sopra accennate, è tuttavia necessario che l’intermediario (che nel nostro esempio più ricorrente abbiamo affermato essere la banca, come tipicamente avviene per la maggior parte dei risparmiatori titolari di titoli di Stato nel nostro paese) abbia residenza fiscale in Italia, e sia interessato attivamente nella gestione dei titoli di Stato che determinano un reddito per il contribuente, ovvero la riscossione degli interessi cedolari, e i trasferimenti dei titoli.

In altri termini, è fondamentale che la banca possa “intercettare” tutte le operazioni che determinano la maturazione del profitto dell’investitore, riuscendo in tal modo a porre essere quei comportamenti necessari per poter dar seguito alla semplificazione degli incarichi formali e sostanziali al posto del risparmiatore.

Tornando a quanto accennato nel paragrafo precedente, e considerato che è piuttosto chiaro che cosa il legislatore fiscale intende per interessi cedolari (le cedole corrisposte periodicamente nei confronti dei legittimi titolari dei titoli di debito governativo), rimane da chiarire che cosa invece intenda con la locuzione che determina la riscossione da “trasferimento dei titoli”.

In tal senso, la legge indica tra le principali fattispecie in esame le cessioni, qualunque altro atto, a titolo oneroso o gratuito, che comporta il mutamento della titolarità giuridica dei titoli, i trasferimenti ad altro deposito o conto intrattenuto presso lo stesso od altro intermediario, i prelievi dai depositi costituiti presso altri intermediari.

Tassazione persone fisiche non residenti

Concludiamo il nostro breve focus con un rapido riferimento a quanto avviene in occasione della tassazione sui titoli di Stato per le persone fisiche non residenti. In questo caso, non viene applicata alcuna tassazione se i soggetti residenti all’estero sono residenti nei Paesi White List, mentre se le persone fisiche non residenti non risultano essere titolari dei requisiti previsti dalla normativa fiscale, i redditi derivanti dai titoli governativi saranno assoggettati a una tassazione con imposta sostitutiva del 12,50%.

Infine, rammentiamo come gli interessi e/o le plusvalenze sui titoli di Stato italiani percepiti da una stabile organizzazione, non vengono assoggettati al regime fiscale della ritenuta alla fonte a titolo definitivo, ma vengono considerati componenti positive del conto economico e, come tali, in grado di entrare a far parte della base imponibile dell’attività di impresa, da assoggettare a imposta sul reddito delle persone giuridiche.

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