Diamanti da investimento: cosa sono e come funzionano

Se volete investire in diamanti ma non sapete proprio da che parte iniziare, e se vi state domandando che cosa siano i diamanti da investimento… siete nel posto giusto! In questo nostro odierno approfondimento, cercheremo infatti di comprendere in che modo sia possibile investire correttamente nei diamanti, e come farlo senza commettere errori e con i migliori risultati!

Che cosa è il diamante da investimento?

Cominciamo con il ricordare che per diamante da investimento si intende un diamante da utilizzarsi come bene rifugio, fisico e reale, garantito da certificazioni internazionali e, pertanto, utilizzabile per poter diversificare al meglio il proprio portafoglio finanziario. Non si tratta pertanto di un diamante “comune”, bensì di un diamante che proprio grazie alla certificazione da parte di uno degli istituti accreditati, può garantirsi la disponibilità di un mercato secondario più valido e dalle migliori opportunità di rendimento per l’investitore.

Che cosa è la certificazione del diamante?

Come abbiamo sopra ricordato, è molto importante investire sui diamanti da investimento perché tali gemme sono il frutto di un’attenta valutazione da parte di un istituto gemmologico (come l’IGI, l’Istituto Gemmologico Italiano, o gli equivalenti internazionali), che ne attesterà tutti gli elementi utili per arrivare all’individuazione del “giusto” prezzo, come il colore, la purezza, il taglio, il peso. Pertanto, il diamante da investimento è un diamante che ha già subito un’accurata analisi gemmologica, e che in base alla stessa ha ottenuto un determinato valore commerciale (secondo il listino Rapaport, che viene utilizzato come standard di riferimento per la fissazione dei prezzi).

Chi investe in diamanti?

L’investimento in diamanti è un investimento aperto a tutti, ma prevalentemente indicato agli investitori cauti, pazienti, che puntano a un rendimento costante di lungo termine: le pietre preziose sono d’altronde un bene in grado di rivalutarsi nel tempo, e che può essere facilmente tramandato di generazione in generazione, forte di un valore che non tradirà le aspettative. Da quanto sopra dovrebbe essere piuttosto chiaro che l’investimento nel diamante è un investimento di lungo termine (almeno 5 anni), e un investimento di grande sicurezza, che non comporta rischi (salvo le oscillazioni di breve termine).

Per avere un’idea di come si evolva positivamente nel lungo termine il prezzo del diamante, si dia uno sguardo a questa sintesi del cambiamento di un diamante “tipo”. Le linee colorate indicano l’evoluzione dei valori di mercato della gemmatura il 2007 e il 2016, sulla base dei principali carati (pesi). Le oscillazioni di breve termine sono notevoli, ma il successo di lungo termine è assicurato, soprattutto per quanto concerne i carati più pregiati.

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5 motivi per cui val la pena investire in diamanti

A questo punto, e prima di procedere oltre, può essere utile cercare di riassumere i 5 principali motivi che dovrebbero indurvi a investire in diamanti:

  1. È un investimento sicuro, come tutte le pietre preziose.
  2. È un investimento il cui valore si rivaluta nel tempo, garantendo così un capitale sempre crescente (a patto le già riscontrate oscillazioni di breve medio periodo).
  3. È un investimento al portatore, che non subisce alcuna tassazione.
  4. È un investimento che può tramandarsi di generazione in generazione senza essere soggetto a pratiche burocratiche.
  5. È un investimento su un bene rifugio, ideale in periodi di difficoltà e di incertezze finanziarie come quelli che stiamo vivendo.

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Da cosa deriva il valore di un diamante?

Nelle righe che precedono abbiamo già ricordato come il valore di un diamante dipenda principalmente dagli standard riportati nel listino di Rapaport. Tuttavia, oltre ad affidarsi a tali linee guida internazionali, potrebbe essere utile e opportuno cercare di saperne un pò di più sulle modalità di formazione del prezzo di una gemma: un aspetto molto difficile e complesso da affrontare, che tuttavia nelle righe che seguono cercheremo di semplificare, ricordando fin da questa sede di premessa che per poter stabilire quanto vale un diamante si può generalmente ricorrere alla regola delle 4 c: colore, clarity (purezza), carat (peso) e cut (taglio).

Vediamo nel dettaglio ogni singola voce:

  • Colore: contrariamente a quel che ritengono i meno esperti, i diamanti non sono solamente trasparenti, ma esistono in diverse tonalità di colore. In linea di massima, però, sono quelle incolori le più “pure” e, di conseguenza, quelle più care sul mercato. Non sottovalutate però la possibilità di individuare diamanti dalla colorazioni particolarmente rare, che dispongono di un valore di mercato non certo sottovalutabile.
  • Purezza: è determinata dal grado di imperfezioni che ha la gemma, contraddistinta con delle sigle. Si va dalla “F” (Flawless), per indicare i diamanti puri, in cui non si riscontra alcuna imperfezione esternamente e internamente fino a 10 ingrandimenti, alla “I3” (Included 3), per indicare i diamanti in cui sono presenti delle inclusioni evidenti, visibili facilmente a occhio nudo.
  • Peso: per “peso” o caratura di un diamante, si intende il loro peso effettivo. Tenete conto che 1 carato corrisponde a 0,2 grammi, e pertanto un diamante che pesa 1 grammo disporrà di 5 carati. Per una migliore precisioni i carati possono essere suddivisi in grani, pari a un ventesimo di grammo, e in punti, pari a un centesimo di carato.
  • Taglio: è la quarta determinante del valore di un diamante. Di solito i tagli più comuni sono riassumibili in tre grandi categorie e, sulla base di queste, si può indicare un taglio ottimo, buono o povero.

E voi che ne pensate? Avete mai valutato l’investimento in diamanti? Se vi interessa saperne di più… visitate questo sito!

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