I mutui italiani non sono tossici

Il mercato immobiliare si propone abbastanza in ripresa nel nostro paese e, secondo gli esperti, è tornato a rappresentare una forma di investimento solido e ricercato da parte degli italiani. Il mercato del mattone è però strettamente legato a quello dei mutui, che vede le banche italiane impegnate in prestiti a buon tasso di solidità. Questo è quanto è stato dichiarato dal rating di Moody’s, che ha pubblicato un’analisi approfondita dello stato di salute dei mutui italiani.

Dopo anni di continua contrazione, i mutui italiani si pongono in una vera e propria situazione di ‘rinascimento’. Si tratta di una realtà favorevole, che è strettamente legata al recupero degli scambi immobiliari e che vede come prospettiva la stabilizzazione dei prezzi e una previsione di crescita dell’1% nel 2018. Non si tratta sicuramente di percentuali eclatanti, ma di un segno + che fa seguito a molti anni in cui i mutui si sono posizionati ai minimi storici e sono stati continuamente negativi.

Il report di Moody’s ha quindi evidenziato che le banche italiane stanno adottando un atteggiamento alquanto conservativo nell’erogazione dei finanziamenti e questo modo di agire piace e pone le Rmbs al riparo da possibili scossoni. Sono sicuramente finiti i tempi i n cui i mutui venivano erogati a chiunque, soprattutto a persone prive delle minime garanzie e per valori di molto superiori a quelli di compravendita reale. La bolla dei mutui è scoppiata, ma sono state le stesse banche a creare il giusto sottofondo, perché negli anni 2000 e nella fine dei Novanta, le persone potevano contare su mutui del 120% del valore dell’immobile acquistato, senza buste paga a garanzia e con una situazione sociale anche sfavorevole. Il motto poteva essere ‘prendi i soldi e scappa’ e questo si è verificato, inquinando un settore di per sé già fragile.

L’atteggiamento conservativo delle banche mira quindi a non ripetere gli errori del passato e l’analisi di Moody’s fa emergere che il loan-to-income, ovvero il valore erogato in rapporto al reddito è stabile a 5,8 volte. In termini partici, i mutuatari sono esposti per un valore di sei volte il loro stipendio lordo in media. Il loan-to-value, ovvero il rapporto tra somma prestata dalle banche e valore dell’immobile, si attesta al 65% medio. E infine qualche dato su chi stipula il mutuo in Italia. L’età media è notevolmente salita rispetto ai dati del 2006, 44 anni contro i 39, così come i contratti di lavoro dipendente si propongono come i più attivi. Scendono gli autonomi che acquistano casa con il mutuo al 16%, mentre i pensionati rappresentano ancora una volta una fetta significativa con l’11% del mercato.

Lo scenario dei mutui italiani non è quindi tossico, perché si basa su prestiti fortemente ponderati e che hanno dalla loro parte un rischio calcolato minuziosamente. Si tratta di una condizione positiva e che si lega alla convenienza dei prodotti, caratteristica che merita di essere mantenuta almeno fino a che la domanda sarà superiore all’offerta di immobili esistenti nel paese. Solo allora si potrà verificare uno stato di equilibrio e delle condizioni immobiliari assestate ai livelli pre crisi.

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