Materie prime e valute, come avvicinarsi al fine settimana con un buon trading

Il fine settimana si avvicina e, con esso, qualche tradizionale “pausa” di riflessione per i trader che spesso approfittano del weekend per poter riposizionare i propri portafogli. Al fine di supportarvi nella realizzazione di ciò con qualche spunto operativo per la giornata di oggi e per la riapertura di lunedì, vediamo insieme diverse valutazioni sul comparto delle materie prime e su quello valutario.

Materie Prime

Cominciamo dalle materie prime, con quotazioni petrolifere che hanno aperto la settimana che si accinge a conclusione con livelli stabili, in un mercato in cui a dominare è sicuramente la percezione della permanenza di un eccesso produttivo. Alla buona soddisfazione legata al rispetto degli accordi OPEC / non OPEC, sta facendo da contraltare il ritorno dello shale-oil americano: anche nel corso degli ultimi gionri, infatti, la statistica sulle trivelle attive negli Stati Uniti (con il consueto monitor di Baker-Hughes), ha reso noto un incremento a 591 unità dalle precedenti 583 unità. Intuibilmente, l’aumento dell’attività di perforazione negli Stati Uniti sta sostenendo i livelli di produzione globale nonostante il già rammentato rispetto degli accordi fra i produttori OPEC e non-OPEC per un taglio della produzione, con margini di maggiore aleatorietà per la strada del riequilibrio di settore.

Dunque, sebbene questa settimana l’International Energy Agency (IEA) ha inoltre annunciato di aver riportato una conformità record da parte dei Paesi OPEC nell’implementare il taglio della produzione, il futuro si fa un po’ più incerto. Ad onor di cronaca, comunque, rammentiamo come nel primo mese dell’anno i tagli all’output siano stati pari al 90% dei volumi concordati, con l’OPEC che ha pertanto dimostrato di poter rispettare le intese assunte, rafforzando lo scenario di ottimismo sul petrolio.

Proprio tale ottimismo, a nostro giudizio, dovrebbe poter prevalere nel corso dei prossimi giorni, sostenendo così le quotazioni del petrolio anche a fronte di una maggior dinamismo delle attività shale-oil.

Forex

Spostiamoci ora al Forex, con il dollaro statunitense che sta avviando la parte finale della settimana consolidando la propria forza. Sono numerosi gli spunti che stanno supportando l’incremento delle quotazioni della valuta verde: si pensi ad esempio al buon esito del vertice USA-Giappone dello scorso fine settimana, che ha contribuito ad allontanare i timori di un aumento delle tensioni sui cambi; alla pubblicazione di una buona serie di dati macro negli ultimi giorni; all’annuncio di Donald Trump secondo cui il dettaglio della politica fiscale verrà diramato nel corso delle prossime 2-3 settimane; alle dichiarazioni di Yellen (Fed) in Senato secondo cui se la situazione economica continuerà a mantenersi su questa linea già nel FOMC di marzo si dovrebbe riscontrare un incremento dei tassi. I riflettori sono ora puntati al discorso che Trump terrà dinanzi al Congresso il prossimo 28 febbraio.

A fronte di ciò, l’euro sta naturalmente perdendo qualche terreno, e a poco è servito il fatto che la BCE abbia confermato tassi e QE invariati: il tema principale è stato l’inflazione, dopo la sorpresa al rialzo dei dati di dicembre, anche se non vi sono ancora segnali tangibili di ripresa strutturale e l’Eurotower ha avvertito che si riterrà soddisfatta solo se il target dell’inflazione sarà raggiunto in maniera durevole e anche senza i supporti monetari. Nell’attesa, la BCE rimarrà molto espansiva, ribadendo la propria politica monetaria probabilmente per tutto il 2017.

Concludendo infine con un breve cenno su sterlina e yen, evidenziamo come la Bank of England nel suo ultimo intervento abbia confermato tassi e acquisto titoli, ma abbia migliorato le stime di crescita economica. In caso di accordi non penalizzanti sulla Brexit e con l’economia che dovrebbe poter sostenere la sua ripresa, ci attendiamo che la sterlina possa rafforzarsi nuovamente contro euro. Sullo yen ricordiamo invece che la valuta giapponese ci sembra essere trainata soprattutto da fattori esterni piuttosto che dalle scelte internet della Bank of Japan: pertanto, le parentesi in cui lo yen si è apprezzato sembrano essere figlie dell’accresciuta avversione al rischio degli investitori. Proprio per questo motivo, con il potenziale rasserenarsi dello scenario internazionale, la valuta giapponese potrebbe perdere qualche posizione.

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